giovedì 24 dicembre 2009

In Friuli con PPP

Domani si parte! Si va a rintanarsi in Friuli con la moglie e un tot di libri da leggere. E fino all'epifania si mangia, si beve e si cazzeggia. Ale'!

All'uopo mi sono comprato tre bei libri di Pasolini, perche' della sua opera conosco poco o nulla e mi interessano molto i temi che gli stavano a cuore, tipo la critica alla societa' dei consumi, manco a dirlo.

Cosi' mi sono preso il saggio "Scritti corsari", appunto; poi "Ragazzi di vita", che gli valse un processo per oscenita' "nell'Italia conformista degli anni '50" ed infine "Petrolio" che alcuni identificano come il vero movente del terribile assassinio di cui fu vittima.

Poi, gia' che ci siamo, col nobile intento di muovere un po' il mio culone, si potrebbe prender spunto da tutto cio' e fare un salto a Casarsa per visitare i luoghi pasoliniani. Chesso', la loggia a San Giovanni dove affiggeva i manifesti politici e il luogo ove e' sepolto.

Portargli un fiore non sarebbe male, sarebbe anche un omaggio ideale a tutti coloro che sentono il dovere di denunciare quello che non va. Di questi tempi ce n'e' grande bisogno.

Beh, poi logicamente portero' con me anche il mio breviario della permacultura, mica no.

Augurken a tutti.

mercoledì 23 dicembre 2009

E' arrivata la Stille Nacht!

Come ogni anno, ecco stivata in cantina la mia cassa di Stille Nacht.

E' fondamentale per me avere la mia bella cassa annuale di Stille Nacht.

Ogni tanto leggo in giro di birre imperdibili, che costano un occhio e che per berle ti devi sparare magari centinaia di Km. Oramai fioccano come la neve di lunedi' scorso, non ci si sta piu' dietro. E poi magari le insegui sulla fiducia per poi rimaner deluso.

Ma chi ha bisogno di dare la caccia alle superbirre, quando c'e' la Stille Nacht?

Ammiro molto il birraio che la produce (Kris Herteleer di Esen, Belgio), perche' da quasi 30 anni produce birre della madonna e poche chiacchere. Le dimensioni della birreria non sono mutate nel frattempo. Il marketing si riduce alla sua stessa capacita' di illustratore, disegna lui stesso le etichette con queste grafiche quasi infantili che ne han fatto un segno di riconoscimento in tutto il mondo.

E poi quel fascino un po' sgrauso del modo di fare belga. Sembra quasi che facciano le cose a casaccio e poi ti tirano fuori delle birre eccezionali e di qualita' costante nel tempo. Visiti una birreria in Belgio e ti dici: "impossibile che la birra la facciano qui!". Proprio per sottolineare questa sorta di bizzarria, ho voluto fotografare una boccia di Stille con l'etichetta tutta storta. Secondo me rende l'idea.

Artigianato brassicolo e vena artistica, insomma.

E le birre? Prodotti eccellenti, sempre a posto e a prezzi onesti. Non c'e' una birra di Kris che non mi emozioni al berla. Tra le mie preferite, l'Arabier e la Dulle Teve.



Ma la Stille Nacht e' un altro pianeta. Dodici gradi e rotti da gustare soavemente. Questo e' il motivo per cui il Natale, in fondo in fondo, non mi sta completamente sul cazzo.

venerdì 11 dicembre 2009

Ricetta: Fabyola Blond

Un mio personale classico, che realizzo un par di volte l'anno. Ovviamente cambiando qualcosa tutte le volte che la faccio. :)

Trattasi di una belgian blond sul 6% di alcool in volume, secca e aromatica, con il luppolo in bella evidenza. L'obiettivo e' quello di combinare qualcosa di comparabile con un range di birre che a me piacciono un sacco: WV Blond, Bink Blond, la Witkap Stimulo di un po' di tempo fa e anche un po' la XX Bitter, dai.



Lo schema del grain-bill e' sempre lo stesso: 5 Kg di Pilsener, 0,5 Kg di fiocchi di un cereale a rotazione e 0,3 Kg di malto speciale un pelo caratterizzante. Il lievito e' tassativamente il mio amico T-58. I luppoli cambiano sempre di qualita', mentre le versate sono sempre a 90', 10', flameout e dry-hopping e le quantita' piu' o meno le stesse.

Ma ecco la ricetta.

Fabyola Blond

Ingredienti per 20 l a OG 1057 (~14 Plato)

Fermentabili:
  • 5 Kg di malto Pilsener
  • 0,5 Kg di fiocchi di avena
  • 0,3 Kg di malto Cara-red
Luppoli:
  • 25 g di Chinook in fiori (13% AA) a 90'
  • 14 g di Challenger in plug (7% AA) a 10'
  • 14 g di Challenger in plug (7% AA) e 30 g di Spalter Select in fiori (3,5% AA) al flameout
  • 14 g di Challenger in plug (7% AA) e 30 g di Spalter Select in fiori (3,5% AA) in dry-hopping per due settimane in maturazione, dopo il travaso
Lievito: Fermentis Safbrew T-58 secco in busta da 11g, direttamente nel fermentatore

Caratteristiche previste:
  • FG 1014
  • ABV 5,8%
  • IBU 50
  • SRM 6
Carbonazione con 4,5 g/l di zucchero di canna.

Problema risolto!

Parlavo qui del problema delle fermentazioni pigre, riscontrato da un anno e mezzo a questa parte, e della possbibile soluzione nella correzione del pH. Eccomi dunque a fare il punto della situazione.

Nella cotta precedente il pH dell'impasto all'ammostamento risultava 6 e rotti, corretto poi a 5.5 mediante aggiunta di acido lattico. E questa e' cosa buona e giusta a prescindere dal fatto che la manovra non abbia sortito alcun effetto in fase di fermentazione: la conversione e' risultata infatti piu' efficace del solito.

Disquisivo di questo problema con il mio publican di fiducia, Stefano della Pazzeria, il quale vanta una laurea in non so piu' quale corso di studi riguardante la chimica degli alimenti, e questi se ne esce con un rimedio che mi pare abbia buone probabilita' di essere risolutivo: desalinizzare l'acqua mediante una brocca filtrante.

Ecco che il giorno successivo mi muovo per acquistare questa cosa qua:


Quindi, il giorno prima della cotta, raccolgo un fermentatore pieno d'acqua filtrata, che gia' mi fa rilevare un pH di mezzo punto inferiore a quello dell'acqua che scende dal rubinetto.

E arriviamo a domenica scorsa. L'ammostamento avviene a tempo di record e la prova dello iodio fornisce un risultato limpido come non mai. Cominciamo bene.

Sorvolo su resto della lavorazione, dicendo solo che riesco addirittura a radunare la bellezza di 20 litri in fermentazione, al netto cioe' di hop-bags e fondazza. Un record, data la capacita' del mio sistema, dovuto ad un piccolo escamotage che magari spieghero' un'altra volta. Peraltro con una resa pazzesca (+5 punti di OG rispetto al preventivato), frutto certamente di un Pilsener bello croccante.

Mercoledi' vado a misurare la densita' relativa e scopro con piacere che l'attenuazione stavolta c'e' stata eccome!

Grazie Stefano!

giovedì 3 dicembre 2009

Copenhagen

Ieri sera ascoltavo la trasmissione "Esteri" su Radio Popolare riportare alcuni fatti riguardanti Copenhagen, sede della prossima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Come si potra' immaginare, e' una roba pazzesca.

Anzi, no. Per la verita' io una cosa del genere manco me la potevo sognare.

Questi signori qua effettuano la raccolta differenziata dei rifiuti al 56%, coprono in bicicletta il 36% degli spostamenti oltre a prevedere (e promuovere) una crescita in tal senso fino al 40% nel 2012 e al 50% nel 2015, hanno fatto una legge per cui i nuovi edifici da costruire debbano essere obbligatoriamente passivi, il consumo di cibi biologici e' al 50% ma prevedono di arrivare al 90% entro poco e via cosi'. Questo e' quel poco che ho sentito, ma mi e' bastato.

E qui? Cosa stiamo facendo noi?

Un cazzo, come al solito. No, perche' se qualcuno fa qualcosa di buono in giro per il mondo, dimostrando come certe azioni non siano poi cosi' folli come noialtri scimmie siamo abituati a pensare e a ripeterci l'un l'altro come un mantra, noi siam qua a dire che si', beh, vaffanculo ecco. E via a sgommare col tiddisiai neuro6 per le vie del centro.

Noi qua siamo abituati a pensare (?) che "ambientalismo" ed "ecologia" siano parole brutte da attaccare addosso a chi, magari, vorrebbe vivere semplicemente in un contesto piu' piacevole e bello. Le varie lobby e potentati economici hanno provveduto ad una campagna di denigrazione sin dai primi, timidi tentativi di costituire identita' politiche con velleita' ambientalistiche, ben sapendo che un popolo di ignoranti e culi mosci sarebbe inorridito al sol pensiero di vedersi sfilare l'automobile da sotto le chiappe e doversi magari fare un paio di Km a piedi o in bici (orrore!).

Intanto Copenhagen e' una delle citta' piu' vivibili al mondo, mentre Milano fa cagare di molto, checche' ne dica la signora sindaco nei suoi depliant elettorali mandati a spese nostre. Ecco, mentre come tutti gli anni ritorna il tormentone dello sforamento dei limiti di inquinanti vari e di cosa fare di bello a riguardo - ecopass si', ecopass no - a Copenhagen fanno delle cose reali e semplici: prendono la bici e pedalano.

Ieri sera mi sono spostato in biga per andare al pub verso le 18:30, trovandomi in mezzo all'immaginabile delirio, ciascuno chiuso nel proprio abitacolo a sgomitare per un metro di strada sotto una cappa di gas tossico. Il solito, insomma.

Qua tutto prosegue come sempre, manco e' possibile convincere la vecchietta del piano di sotto che le vaschette di polistirolo non vanno nel recipiente della carta. Spesso mi trovo a parlare con persone che pensano io sia un alieno perche' non ho la macchina da 12 anni e mi sposto in bici o coi mezzi pubblici: siamo indietro mille anni e non abbiamo nessuna probabilita' di colmare nemmeno in minima parte questo vuoto.

Quindi mi domando cosa abbiamo di diverso dai danesi? Perche' non possiamo nemmeno ambire a vivere in posti che siano belli e godibili da tutti? Perche' siamo cosi' terribilmente idioti?

venerdì 27 novembre 2009

"La flemma e' la virtu' dei forti"

Cosi' parlava Ale, mio compagno di scuola in quinta liceo. Impareggiabile maestro di pensiero, Ale, mica no. Uno dei tanti guru personali che nel mio percorso di vita hanno avuto da insegnarmi qualcosa e quasi mai in maniera volontaria.

E' spesso cosi': se la massa umana mi fa francamente cacare nel suo insieme, e' indubbio che innumerevoli individualita' all'interno di essa mi si rivelino invero pregevoli.

Cosi' anche Silvio, il profeta della serenita' dalla monumentale barba rossa, anni piu' tardi mi ribadiva che "la calma e' la virtu' dei forti... e la fretta e' nemica della cultura". E giu' aneddoti da piegarsi in due dal ridere, perloppiu' incentrati sui personaggi della Disneyland aziendale che allora ci contornava.

Ora, dove voglio andare a parare con tutto cio?

Mi e' stata fatta un'offerta per la casa. E' un'offerta piuttosto bassa. E' la prima offerta che arriva dopo 5 mesi dalla messa in vendita.

Se accettassi, potrei essere fuori dai coglioni ragionevolmente entro marzo. E la voglia e' tanta.

Se accettassi, dovrei bruciare una fetta di risparmi per arrivare alla cifra X e mi troverei poi con meno risorse per ristrutturare la casa in Friuli e per avviare l'attivita' agricola. Una prospettiva davvero di merda trasferirsi senza lavoro e colle pezze al culo.

Quindi, memore degli insegnamenti dei miei guru usero' la Flemma e respingero' l'offerta. Calma, riflessione e disciplina ci vogliono, perche' fare una cosa del genere a cazzo e' follia pura.

Intanto il cielo, qui nella citta' delle autoimmobili, e' nero oramai da giorni. Pare il preludio dell'armageddon, diobono!

Mah.

mercoledì 18 novembre 2009

Il cancro della corruzione in Italia: tutti complici?

Stavo leggendo questo articolo di D'Avanzo su Repubblica online e mi e' venuto in mente che forse una qualche risposta alla domanda del giornalista ("perche' tacciono?") si puo' tentare di darla dal basso della mia ignoranza, in virtu' della semplice e schietta osservazione della brulicante umanita' che mi circonda.

Che poi e' il tema che mi spinge alla costante teorizzazione di nuovi stili di vita e al caparbio tentativo di metterli in pratica.

In sintesi l'articolo, molto preciso e puntuale nell'analisi dei fatti, ovvero nella constatazione di quanto pesantemente il fenomeno della corruzione influisca a svariati livelli sulla vita sociale italiana a partire da quello meramente economico a quello etico, pone l'interrogativo del perche' organismi apparentemente indipendenti dalla politica, ma piu' legati a questioni pratiche, tacciano di fronte alla palese esponenziale sottovalutazione del fenomeno. Sostanzialmente appare molto piu' grave in questo paese farsi beccare con la piantina sbagliata sul terrazzo, che corrompere e intrallazzare in tangenti o anche evadere il fisco. E pare che gli effetti conclamati di questo non riguardino nessuno, tranne i soliti poveri cristi.

La ragione, secondo me, e' semplice. E si trova nella cultura dell'italiano medio odierno: l'arrembante corsa all'arraffamento, l'ambizione allo stile di vita di (perlomeno apparente) prestigio, la volonta' di apparire tra "quelli che possono" e non tra i "barboni", il disprezzo per il lavoro (quello vero), l'individualismo sfrenato e la presunta furbizia hanno annullato totalmente la capacita' di pianificare a lungo termine, a favore del tutto-e-subito. In pratica, in ogni anfratto istituzionale penso che siano oramai ben pochi ad anteporre gli interessi istituzionali al proprio piccolo orticello e quei pochi fanno una vita di merda.

E chiaramente rompere i coglioni ai potenti di casta superiore non appare una buona idea; senz'altro non e' funzionale al trend positivo ("io non parlo cosi'!", cit.) dei propri interessi. Ci si mangia un po' tutti, insomma, che problema c'e'?

Come faccio ad esser persuaso di questo? Basta guardarsi intorno, per la strada, in ufficio, al supermercato, ovunque. C'e' un gran numero - e sempre crescente - di individui che si fa solo i cazzi suoi e campa di piccole e grandi furberie. Spregiudicatezza e atteggiamento da furbastro sono le qualita' che servono per stare al passo. Siamo finalmente un popolo di mafiosi del cazzo che si fottono l'uno con l'altro.

Una filosofia di corto respiro, certo, come quella dei tossici che non sono in grado di cogliere le conseguenze delle loro azioni o, se le colgono, ci si pensera' quando sara' il momento.

Ecco quindi la risposta alla domanda - a mio avviso retorica - del D'Avanzo: tacciono perche' sul sistema della corruzione ci mangiano un po' tutti e chi ancora non ci mangia spera di mangiarci domani, sempre piu' cicale e sempre meno formiche. Tacciono perche' questo e' un paese malato.

Ora, perche' non emigro in un altro paese? Boh, la tentazione e' forte: quelli che conosco, che l'han fatto, sono ben contenti. Pero' penso che finche' il 100% non e' marcio, c'e' sempre la possibilita' di piantare un seme da cui sbocci qualcosa di buono, certo, in un contesto comunque diverso.

E quindi scelgo la campagna. Scelgo il lavoro duro, di contribuire sempre meno al PIL e, implicitamente, di far scendere in picchiata il mio reddito mentre moltissimi si affannano a farlo crescere a dismisura, a consumare, a distruggere tutto.

Bastian contrario lo sono sempre stato. Per fortuna.

mercoledì 4 novembre 2009

La follia

Di solito mi presento al lavoro presto, prima delle 8 e ne esco altrettanto presto, poco dopo le 16.

E mi lamento del traffico di questa citta' di ottusi assassini al volante. Persone che non hanno nulla d'umano, che ucciderebbero per un metro di strada libera. E lo fanno...

Stamani, a causa di un esame clinico, mi muovo verso l'ufficio con un'ora e rotti di ritardo, in pieno drive-time o ora di punta, come si usava chiamarla un tempo. E decido di tagliare per il centro.

La follia. Non trovo altre espressioni piu' adatte di questa per definire quello che ho visto. Sono fortunato ad essere ancora vivo.

Poi, giunto alla mia scrivania, apro la mailing list di Critical Mass e trovo questo:

http://www.ciclistica.it/post/2009/11/03/eva-che-voleva-vivere-roma

"eva aveva 28 anni ed era nata a brno, nella repubblica ceca. da anni viveva a roma, e recentemente aveva espresso il desiderio di tornare a casa per un po', le mancava. "ma roma è così bella...", mi disse allora, indecisa sul da farsi.e poi si era decisa: era rimasta.

un taxi ha travolto eva, la notte del 29 ottobre, sui fori imperiali. dopo un breve periodo di coma eva è morta. nessuno sa ancora quale sia stata la dinamica. [...]"

Che aggiungere? Ribadire per l'n-esima volta che e' in atto una guerra di cui si preferisce non parlare? Che si sta consolidando un mondo fatto sempre piu' per le autoimmobili e sempre meno per le persone? Che questo sistema fa schifo al cazzo?

Che cosa serve alla gente per capire che un mondo del genere e' un mondo - oltre che orribile - che non ha futuro?

Niente, questo e' uno dei motivi che mi spingono ad avere sempre meno fiducia nella razza umana e a desiderare, sinceramente, di rintanarmi dove io possa vedere meno gente possibile.

Ma intanto, stasera, berro' una birra per Eva. Anche se non l'avevo mai vista.

lunedì 19 ottobre 2009

Settimana birrariamente rilevante

Ultimamente non mi muovo molto, come facevo prima, alla volta di luoghi di interesse birrario. Ma, quando l'occasione si presenta, cerco sempre di non farmi mancare una tazzata come si deve.

Cosi' e' stato settimana scorsa a cominciare da mercoledi' sera, allorche', complice una sessione di lavoro notturno, ho approfittato della pausa cena e dei 10 minuti di bicicletta che ci vogliono per arrivare dalla sede lavorativa, per gustarmi qualche buona birra all'Hop di viale Regina Margherita.

Senza nulla togliere al resto dell'ottima selezione, mi sono voluto concentrare sull'ampio campionario delle session beer del Lambrate, nell'ordine: Magut (pils), Ortiga (golden ale), Ligera (APA) e l'immancabile Montestella (koelsch). Sempre un piacere per un hophead come il sottoscritto gustare le creazioni di Fabio e compagni, che di certo non lesinano col luppolo. Anche i colleghi hanno gradito.

L'indomani, ancorche' rintronato dalla nottata in bianco mi sono fiondato per un pranzo liquido dal mio amico Paolo, che avevo trascurato per troppo tempo. Paolo ha un locale, il BQ di via Losanna, che vanta piu' di 20 spine di birra artigianale. Il problema che mi si pone qui e' che perdo un sacco di tempo a decidere che birra scegliere, ma alla fine ho optato per una Grooving Hop (Toccalmatto), una Mummia (Montegioco), una Dulle Teve (De Dolle Brouwers), una Chocolate Stout (Porterhouse) e una Nubia (Orso Verde). Ovviamente - ma non sempre e' cosi' - scelgo il taglio da 25 cl che consente di assaggiare un sacco di roba senza devastarsi (troppo).

L'immancabile panino col S. Daniele 18 mesi ed il brie puzzone e' oramai per me tappa obbligata ogni volta che ci vado, non riesco fisicamente a scegliere altro perche' e' come l'eroina. Tra l'altro, Paolo mi ha annunciato che da gennaio il locale fara' anche da beershop e percio' rimarra' aperto da mezzogiorno fino a sera in orario continuato. Un'ottima notizia, per quanto mi riguarda, dato che uscendo dal lavoro sul presto non trovo mai un buco per bermi una birra decente prima delle 18, solo heinechem. E la movida e il tirar tardi... citta' di merda... Vabbe', bravo Paolo!

Dulcis in fundo, sabato pomeriggio io e la moglie pigliamo il treno per andare a far visita a mia cognata ed ai nipoti. Cazzo c'entra la birra? Ma naturalmente quando c'e' di mezzo lo zio Harvey la birra c'entra sempre!

Si', perche' i suddetti abitano a 8 Km da Caprino Bergamasco dove si trova uno dei piu' rinomati templi italiani della sciccheria birraria: l'Abbazia di Sherwood. Cosi', in compagnia di tre nipoti con relativi fidanzati/e, ci ritroviamo a gustare ottime pizze annaffiate da autentiche rarita' in bottiglia.

Una volta affrontata l'enciclopedica lista scelgo di aprire le danze con una Struise Mikkeller, che se ne va nell'attesa della pizza. A seguire una Snake Dog IPA di Flying Dog alla spina e, giunti al dopocena, se ne partono una eccellente Devine Rebel (Brewdog/Mikkeller) e una divina Tokyo di Brewdog. Come ammazzacaffe' ricado nella tentazione della Snake Dog, che nella versione alla spina mi ha davvero conquistato.

Ogni volta che metto piede all'Abbazia rimango stupito dalla passione per la birra che anche i ragazzi che servono ai tavoli condividono con il boss Michele.

Insomma una bella settimana.

lunedì 12 ottobre 2009

Aspettando che la temperatura cali

Venerdi' e' arrivato il pacco di Mr. Malt, a cui avevo ordinato una piccola scorta di malto e soprattutto i lieviti.

Adesso e' solo questione di attendere che la temperatura di casa scenda a 20°C, onde procedere con la birrificazione della Cutie Trudie Rye IPA.

Dato che a partire dalla scorsa stagione brassicola ho avuto diversi problemi di fermentazioni dure a completarsi, avevo gia' da tempo nel mirino la questione dell'acqua, che e' naturalmente quella di rubinetto. Uno dei precetti di base dell'homebrewing consta nella regola generale per cui se l'acqua e' buona da bere, di solito va bene anche per fare la birra.

Questo vale ovviamente fino al momento in cui si verifichino problemi, come nel mio caso. Certo, ora potrei virare sull'acqua in bottiglia, magari scegliendone una con caratteristiche adatte addirittura alla tipologia di birra che intendo produrre. Ma non sia mai: l'acqua di Milano (almeno nella mia zona) e' buonissima e nella birra non mi ha mai dato luogo a difetti di gusto, quale l'amaro aggressivo o roba simile. Inoltre, salvo casi realmente disperati, considero l'acquisto di acqua in bottiglia una emerita fesseria per tutta una serie di motivi.

Come procedere, dunque? Beh, intanto ho acquistato sempre dai signori di cui sopra un bel pH-metro ed un flacone di acido lattico. Questo, per verificare ed eventualmente correggere eventuali problemi legati a pH troppo elevato del mosto. Non mi ero mai occupato della questione pH, considerata da molti basilare, tranne quando con il mio amico Marcio provavamo a fare le prime birre per il birrificio di Paolo Polli: allora lavoravamo acqua di rete demineralizzata con un filtro a osmosi inversa e riequilibrare il pH ci pareva il minimo.

Comunque l'eccessiva alcalinita' dell'acqua potrebbe essere la causa del problema. Vedremo poi se ci ho preso.

giovedì 1 ottobre 2009

Vendemmia!



Ecco che un'altra settimanella di ferie in Friuli e' gia' bella che fumata...

Con l'occasione di un concorso che mia moglie ha sostenuto, putroppo senza superarlo, ci siamo goduti un altro assaggio di tranquillita' campagnola, dal 20 al 27 settembre. Il rientro e' ogni volta peggiore, ma bisogna tener duro.

Invece non avrei mai sperato di trovare ancora l'occasione di spararmi una vendemmia, dato che pensavo fosse troppo tardi. E invece no: qualcuno aveva ancora qualche vigna da spogliare ed l'aspirante neo-contadino qui presente non s'e' fatto di certo pregare. La prima volta che vendemmiavo in vita mia.



Gia' al lunedi' mi trovo a passare la giornata recidendo sapientemente 'sti bei grappoloni grassi di uva Merlot che finiscono nel secchio e da li' nel carro, che portera' il tutto alla cantina. Tre giorni dopo tocca ad una vigna di deliziosa uva Refosco.

Cazzo, che meraviglia! Io un lavoro cosi' lo farei tutto l'anno, se si potesse. Te ne stai all'aria aperta, a pensare ai cazzi tuoi o a chiaccherare con i compagni di lavoro e intanto l'opera procede a ritmi sostenuti e alla fine la giornata e' passata al volo e resta la vigna nuda da una parte e il carro ricolmo dall'altra. Si', qualche bestiaccia ti ha levato un po' di sangue e cosi' impari che la prossima volta sara' meglio indossare braghe lunghe...



Curioso il fatto che il proprietario della vigna fosse d'umore cupo per via del fatto che la produzione fosse risultata piu' abbondante del previsto. Si', proprio cosi': se conferisci piu' di un tot, ti dan la multa! E stiamo parlando comunque di dimensioni piuttosto piccole.

In generale, parlando coi contadini, anche con chi ha un'azienda agricola con bestie da latte per esempio, salta fuori l'estrema ed incalzante difficolta' di far quadrare i bilanci. Da un lato un apparato legislativo e burocratico insostenibile per il piccolo, dall'altro il prezzo alla produzione che crolla sempre piu' ed in alcuni casi ha gia' falcidiato gli imprenditori piu' piccoli che si son trovati a non poter rientrare nemmeno delle spese.

Un sistema in crisi da piu' lati, quello dell'agricoltura "tradizionale", cioe' quella basata sul modello industriale: monocoltura, sfruttamento intensivo, impiego massiccio di sostanze di sintesi (fertilizzanti o fitofarmaci). Quello che leggo e che sento dai contadini non fa che rafforzare la mia convinzione che la strada di un modello agricolo (ma anche esistenziale) diverso sia da tentare con convinzione.

martedì 8 settembre 2009

Oro de Calabaza by Jolly Pumpkin Artisan Ales

Sabato io e Voppe ci siamo dedicati allo shopping. E lo shopping, i maschietti birromani lo fanno al beershop.

Ci siamo percio' recati da A tutta birra in via Palazzi 15, il primo beershop aperto a Milano. Un po' fuori mano rispetto a noi, ma ne e' valsa la pena: un paio di belghe suggerite da Voppe, un tris di Brewdog tra cui la stratosferica Hardcore e due Jolly Pumpkin, la Bam Biere e la Oro de Calabaza.



Si tratta di una strong golden ale nello stile franco-belga, come recita la descrizione commerciale, maturata in tini di rovere, addizionata di lieviti selvaggi e rifermentata in bottiglia.

All'aspetto si presenta parecchio opaca, ragion per cui l'ambrato scarico tende un po' alla cacchetta; la schiuma e' abbondante e pannosa, non molto fine e sufficientemente persistente. Diciamo che non e' la bellezza il punto forte del prodotto.



Al naso si evidenziano subito i lieviti selvaggi precedentemente annunciati: il Brettanomyces la fa da padrone, anche se e' di quel tipo che amano molto gli Americani, stando agli assaggi fatti in California, con l'animale a ranghi ridotti ed l'agrumato (citrico) in grande evidenza. Mi rammenta alcune birre brettate provate da Russian River e devo dire che e' un carattere Brett che a me piace molto, pur apprezzando prodotti ben piu' "bestiali" come la Orval.

Una certa dolcezza di malto fa da sfondo ad aromi speziati e pepati. Con il riscaldarsi emerge meglio un pepato da luppolo, precedentemente un po' in sordina. Il bouquet e' veramente gradevole e piuttosto complesso.

La beva e' a mio avviso grandiosa: la birra e' fresca, splendidamente agrumata e molto lunga. Gli 8 gradi alcoolici sono mascherati alla grande ed il corpo esile, senza sconfinare nell'acquoso. Mi e' piaciuta un sacco. Una birra facile, ma interessante e molto appagante, tanto che i 75 cl del formato non hanno pesato affatto (e quando mai!).



In generale trovo molto interessante la filosofia di questo birrificio che, nonostante i nomi dei prodotti evochino il Messico, o dintorni si trova a Dexter nel Michigan. La produzione riprende infatti gli stili tipici del Belgio, con quel pizzico di personalita' americana che avevo gia' avuto modo di scoprire nel mio pellegrinaggio californiano.

Voglio sottolineare inoltre che non e' la prima volta che bevo loro birre e, a distanza di tempo, le ho trovate sempre a posto. La prima assaggiata (grazie, Marcio!) e' stata La Roja, all'inizio dell'anno.

Sia questa che la Bam Biere - entrambe da 3/4 - se ne sono venute via a 10 Euro cadauna. Un prezzo onesto, direi, se raffrontato agli standard odierni della birra artigianale. Basti considerare che birre italiane con lavorazioni decisamente meno complesse e addirittura con standard qualitativi non attendibili (per usare un eufemismo) si acquistano tranquillamente a 12-14 Euro. Beh, che se le tengano!

mercoledì 2 settembre 2009

Ricetta: Cutie Trudie Rye IPA

Due post, oggi. Che giornata prolifica!



Ho fatto l'ultima birra in casa ad Aprile, pensando (sperando) fosse l'ultima in assoluto fatta a Milano. Mi sbagliavo e vabbe'. Tra un po' la temperatura in casa sara' nuovamente adatta alla birrificazione e percio' cominciamo ora a stendere una ricettina adatta a dar fondo alle materie prime, soprattutto ai pacchetti aperti di luppolo che giacciono in congelatore.

Ecco qui una bella aipiei, che a me mi piacciono: birre piacevoli e di facile realizzazione, senza troppi sofismi.

Cutie Trudie Rye IPA

Ingredienti per 20 l a OG 1067 (~16 Plato)

Fermentabili:
  • 5,5 Kg di malto Maris Otter
  • 0,5 Kg di fiocchi di segale, magari cornuta
  • 0,3 Kg di malto Crystal 60°L
Luppoli:
  • 30 g di Target in plug (10% AA) a 90'
  • 35 g di East Kent Goldings in pellet (5% AA) a 10'
  • 35 g di East Kent Goldings in pellet (5% AA) al flameout
  • 40 g di Willamette in fiori (6% AA) in dry-hopping per tre settimane in maturazione, dopo il travaso
Lievito: Fermentis US-05 secco in busta da 11 g, reidratato con mosto

Caratteristiche previste:
  • FG 1014
  • ABV 7,0%
  • IBU 60
  • SRM 16,45
Carbonazione con 3 g/l di zucchero di canna bio-equo-eccetera, non troppo scuro ma un po' si', dai.

Pensavo di confezionare un fustino da 5 l, che da' sempre le sue belle soddisfazioni, e il resto in bocce da mezzo litro per il consumo quotidiano.

Poi, quando verra' fatta, faro' sapere (quant'e' buono il formaggio con le pere).

Update: prossimi passi

Tutto tace per ora sul versante Friulano.

Gli amici giustamente mi chiedono aggiornamenti sullo stato dell'arte e quindi vado qui a dettagliare, che senno' che ci sta a fare un blog?

Tutto tace, dicevo, sul versante lavorativo: nessuna risposta ai curricula inviati e depositati in locali agenzie di lavoro temporaneo. Devono davvero essere tempi duri, ma non molliamo. Ultimamente abbiamo deciso che l'aspetto lavoro sara' comunque subordinato alla vendita della casa. Se si vende si va e poi si vede.

D'altro canto il tipo di lavoro che vado cercando io (manuale, meglio nel settore agroalimentare) e' assai piu' probabile che si trovi stando sul posto, parlando con la gente e conoscendo il territorio, piuttosto che attraverso lo scambio epistolare a distanza. Voglio dire: mi metto nei panni di uno che cerchi un operaio in caseificio, un bracciante agricolo o figure similari e si veda arrivare il CV di un tizio che fa l'amministratore di sistemi. Mi beccherebbe male. Meglio parlare a quattr'occhi.

Questa settimana sarei dovuto andare la' per affrontare il concorso per agente di polizia municipale in sostituzione maternita', ma in extremis ho stabilito che non fosse il caso, per piu' di un motivo. Anche perche' mia moglie affrontera' fra tre settimane il suo concorso per assistente sociale ed ho cosi' preferito tenermi le ferie per seguirla.

Cosi' avremo modo di girare un po' e vedere che si puo' tirar fuori, parlare con un po' di persone, martellare 'ste cazzo di agenzie, ecc. Magari ci scappa anche una vendemmia, che mi piacerebbe assai.

Nel frattempo, aspettiamo di vedere se qualcuno si fa vivo per acquistare la casa. Appropo'... se a qualcuno serve un bilocale a Milano, batta un colpo! Venghino, siori, venghino: non siamo qui per vendere, ma per regalare! (beh, quasi)

mercoledì 19 agosto 2009

Civilta' dell'auto(im)mobile

Qualcuno si domanda mai, prima di comprare un'automobile, se gli serva davvero?

Intendo dire, qualcuno si sofferma mai 5 minuti a riflettere sui pro e i contro di un acquisto da (minimo) una decina di migliaia di euro, prima di procedere? Naturalmente no: nel contesto sociale in cui ci troviamo il non possedere un'autovettura semplicemente non e' contemplato, ne' apparentemente plausibile.

Eppure, a pensarci bene, possederne una non e' affatto conveniente. Il prezzo d'acquisto, per una persona normale, equivale a circa un anno di retribuzione netta, quasi una retribuzione mensile ogni anno se ne va tra bollo ed assicurazione e un tamponamento del cazzo te ne porta via magari altre due. Poi c'e' la benzina da cacciarci dentro e la manutenzione periodica o almeno le gomme da cambiare ogni tot. Non sto a dettagliare qui i vantaggi economici che ho avuto io, da quando mi sono sbarazzato della macchinetta succhia-soldi, ma diro' che sono sorprendenti. E queste sono solo considerazioni di ordine economico, che pero' l'uomo della strada non fa, considerando nel costo di uno spostamento da A a B solo benza e eventuale pedaggio. In questa maniera e' ovvio che un viaggio in treno sara' comunque meno conveniente. E grazie al cazzo.

Vogliamo parlare di sicurezza? Secondo gli studi dell'ACI, nel 2007 sono morte 5131 persone in incidenti stradali. Senza nemmeno considerare il numero di invalidi, sono dati agghiaccianti. Voglio dire, muoiono quattro pischelli strafatti nei rave, semplicemente perche' allegramente cacciano giu' roba senza sapere cosa sia, ed e' "emergenza-droghe", mentre cinquemila morti in un anno sono "tragica fatalita'" che non si puo' arrestare. O meglio, io Stato metto in pista qualche manovra fumosa che abbia come bersaglio una o piu' minoranze (gli ubriachi, i cannaioli, i neopatentati, i ciclisti, ecc.) cosi' mi salvo la faccia e faccio in modo che non cambi proprio nulla.

Ad esempio, una campagna del genere in Italia sarebbe considerata sconveniente:



Perche' - parliamoci chiaro - ce l'hai un quadro foss'anche approssimativo di come conduce i veicoli a motore la media della popolazione? Qualche sondaggio e' stato fatto a riguardo e i risultati trovo che siano in linea con quello che osservo quotidianamente nella jungla milanese: tutti padroni della strada, tutti piloti di formula 1, gli "altri" sono noiosi ostacoli, ciascuno col SUO codice della strada nella testa. I limiti non esistono, le precedenze sono opinabili e tutto il resto. Tanto, anche se ammazzi un pedone sulle strisce non c'e' problema: tragica fatalita', ti ritirano la patente per un po' e vai sotto processo, ma ne esci tranquillamente senza farti manco un giorno di galera. Se stai pensando di accoppare qualcuno che ti sta sui coglioni, questo e' il modo perfetto.

Sull'aspetto sociologico, poi, ci sarebbe parecchio da dire. Che razza di mostro salta fuori da una scatola di metallo immobilizzata per ore in mezzo ad altre scatole di metallo, il tutto immerso in una nube tossica? Un'auto a Milano viaggia ad una velocita' media paragonabile a quella delle carrozze trainate dai cavalli, eppure tutti i giorni gli stessi personaggi si ritrovano nei medesimi ingorghi, a morire dentro poco per volta, a odiarsi a vicenda e a coltivare amorevolmente la propria ottusita' come fosse un fiore.

Diciamolo: hanno inventato la schiavitu' perfetta. Perfetta perche' condivisa. La sindrome di Stoccolma come spina dorsale del sistema. Nessun politico che abbia un certo peso fara' mai nulla per far cambiare questa situazione, si continuera' a costruire strade e a lasciare allo sfascio il sistema di trasporto collettivo, perche' la gente deve continuare ad avere l'auto. Una per ciascuno, almeno. Perche' l'automobile e' un pozzo senza fondo per chi tira i fili e un gorgo mangia-soldi per le marionette che pero' sono contente cosi'. O almeno lo sono finche' non gli tirano su un cavalcavia davanti al balcone bello fiorito, ma anche in quel caso non riescono a vedere il nesso tra le proprie scelte e le conseguenze a livello piu' esteso.

Ora, c'e' gia' qualcuno che gufa a riguardo del fatto che quando mi saro' trasferito in campagna saro costretto ad acquistare un'auto. Io pero' dico che non e' vero... Chi avra' ragione? ;)

Ah, muoversi in bici fa bene anche alla mente, non scordarlo!

mercoledì 12 agosto 2009

Reserva 2 - Flemish Sour Ale by Harvey

E' agosto, fa un caldo boia. Cosa potra' sconfiggere la tua sete, dopo dodici Km di bicicletta?

Ma una bella birra-mattone, naturalmente! Sicche', complice il fatto che devo assolutamente consolarmi per un tot di questioni, riesumo dalla cantina una bella FSA "Reserva 2" realizzata dal sottoscritto, e la diaccio un pit nel frigider.



Ora, quando capita di centrare una birra - nel senso che sia effettivamente una buona birra - l'homebrewer esulta e si compiace. E fa bene. Perche' - mi preme ricordarlo piu' spesso possibile - autoproduzione, cazzo, equivale a figata assoluta e totale.

Quindi imparare a fare buone birre (e percio' studiare i sacri testi et applicarli sovente), al di la' dell'andare in Qlo a coloro che pretendono di farti pagare la birra come fosse un Amarone, e' una cosa che non ha pari: puoi potenzialmente realizzarti la birra che piu' ti aggrada.



Comunque, questo e' il caso della FSA "Reserva 2", senza false modestie, anche perche' avrei poco da tirarmela dato che e' uscita quasi per caso. Ma tant'e'. Trattasi di una Flemish Sour Ale piuttosto elaborata e complessa, ricavata dal blend di una FSA classica e di un barleywine E+G.

Si presenta di colore ambrato scuro, quasi bruno con riflessi rosa pomplelmo. Abbondante schiuma piuttosto evanescente di tonalita' crema. L'aspetto e' torbido, ma non opaco, con particelle di roba in sospensione.



Al naso t'assale la doppietta acetico-tostato, con un backbone (eh?) di caramella mou, frutti di bosco tipo lampone e alcool. Spiegata cosi' sembra una merda, ma ti assicuro che e' buona!

In bocca, nonostante le due birre fossero in origine totalmente piatte ed abbiano dato vita (letteralmente) ad una carbonazione esuberante, il corpo rimane presente quanto basta a controbilanciare alcool e acidita', questa decisamente accentuata. L'amaro e' presente, ma non fa a cazzotti con l'acido, grazie a Odino. Ecco, l'acido e' di tipo essenzialmente acetico, mentre il finale molto caldo rimanda alle note tostate iniziali.



L'equilibrio, quasi sul filo del rasoio, c'e' e la birra risulta tanto godibile quanto bevibile tutto sommato. Una birra, insomma, piu' da ottomana che da divano, anche se una cassetta da frutta potrebbe ugualmente addattarsi allo scopo.



Dato che non ha molto senso, non sto a postare le ricette complete delle due birre. Diro' solo che la FSA e' parto di una ricetta base tratta dal testo
"Wild Brews: Beer Beyond the Influence of Brewer's Yeast", e' stata fatta a gennaio 2007, fermentata con Safbrew T-58, rifermentata dopo il travaso con il blend WYeast 3763 Roeselare e trasferita col fermentatore in cantina per 11 mesi, con successivi 3 mesi di maturazione in bottiglia prima dell'assaggio. Il BW e' del 2005: estratto Diamaltoro, una paccata di Crystal, miele e zucchero di canna.

Le due birre, una volta miscelate hanno maturato in bottiglia per almeno 3 mesi.

Amen.

giovedì 6 agosto 2009

Cosa sta dietro alla nostra volonta' di cambiare vita

Tante cose. Io e mia moglie siamo sostanzialmente dei gaudenti: ci piace mangiare e bere bene e ci piacciono la natura e la tranquillita'. Ecco, gia' per la prima parte si puo' tranquillamente affermare che Milano offre certamente vari e numerosi accessi a cibi e bevande di qualita'.

Ma per quanto riguarda la seconda...

Bene, gia' troppo s'e' scritto e detto sulle peculiarita' della vita a Milano; non e' certo il caso di soffermarsi a offrire nuove e nojose (e giammai giocose) prove di cio'. Per cui, bella.

L'idea di avere spazio e - si spera - taaanto tempo per poter produrre da noi cio' che ci occorre e' semplicemente quanto di piu' ci sia di vicino alla gioia fanciullesca davanti ad una nuova scatola di Lego, per quanto mi riguarda. Ma un Lego piu'... piu': un Lego da grandi, cazzo!

Coltivare l'orto e il frutteto, allevare pollame e poi (si spera presto) pecore e capre, il bosco, - merda voglio il bosco, col sottobosco e tutto! - fare il pane, il formaggio, i salumi, il vino, la BIRRA! Per la potenza di Giova', capisci cosa ti dico??? LABBBIRRA!!!

Si' certo, riusciro' a fare pane e panificati di tale pregio da indurre il mio amico Gimmy (il RE del panificato) a venirmi a trovare piuttosto spesso. E anche tutto il resto. Perche' tutto quello che faremo sara' per il nostro consumo, cosi', se mai riusciremo a vendere (meglio, a scambiare) i nostri prodotti, saremo noi stessi testimoni diretti della loro qualita'. (s'accascia sulla tastiera al terzo bicchiere di birra auto-prodottaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa)(no, dai, scherzo)

Ma, se devo essere sincero, anche i lavori di muratura tipo l'isolamento termico che dovremo smazzarci, amme' m'attraggono... Boh, ci ho questa mania per lo sbattimento, che vado in bici, e la spesa collo zaino... Probabilmente, fossi nato in Calabria, sarei un vattiente.

E invece no! Perche' quando ti sbatti per te stesso e per i tuoi (parenti e amici) e' soddisfazione. Quando faccio assaggiare ai miei amici certe birre particolarmente riuscite, mi sento veramente un gallo di dio. Immaginati tu quando assaggerai i miei formaggi e i miei salumi (morendo). O le composte e conserve di frutta o di verdura o di tutt'eddue zusammen...

Pure la 'nduja di capra voglio farmi, cazzu iu. Vabbe', si vede che ho fame?

Poi, ora che mi viene in mente, c'e' anche quella sottile soddisfazione nel potermi distaccare un po' da un giro di cose, da uno stile di vita che dipende un tantino troppo dalle scelte della politica. La politica e' una roba che di quello che serve realmente alle persone non gli puo' fregar di meno. La politica serve da sempre a spingere nella direzione che vogliono i potenti, i ricchi, quelli li'. Se no non staremmo a trasformare il mondo in un posto orribile, come stiamo di fatto facendo, non staremmo affamando circa un sesto della popolazione, no?

Fidati: tra 30, 100, 1000 anni, a meno di sconquassi davvero critici, si stara' ancora qui a discettare piu' o meno finemente delle stesse cazzate di cui si blatera oggi. O di diverse, ma comunque cazzate.

"La politica e' come cercare di inculare un gatto." (C. Bukowski)

Quindi bisogna agire. E vedo che in tanti, che interessi in tutta la situazione attuale ne hanno ben pochi e tutt'al piu' avrebbero MOLTO (tutto) da perdere dall'andazzo che potrebbe prendere (che ha GIA' preso) la questione, non e' che si preoccupino molto. E non sto parlando dei decerebrati TV/automobile-dipendenti o dei frequentatori compulsivi di centri commercialidiocenescampi, no. Accanto a questi stanno quelli che sanno, ma fanno finta di niente.

Ecco cosi' che la scelta che ci attende assume una connotazione anche POLITICA (aaaaargh!). Nel senso che, se stiamo ad aspettare che pidi' o idivi' o grillo (la sx e' fuori, mi pare chiaro) portino ad un qualche cambiamento migliorativo, non dico ponderoso, ma osservabile non credo che avremo il piacere di discuterne in questa vita. Ne' probabilmente in altre cento vite.

Ecco perche', allora, vogliamo costruirci il nostro mondo. E che sia gran bello.

A presto.

venerdì 24 luglio 2009

Appunti pratici: la serra

Quando la casa in Friuli fu costruita, a partire dagli inizi degli anni '70, l'ingresso era curiosamente collocato nella parte posteriore del fabbricato. Vi erano delle ragioni perche' fosse cosi' realizzato, ma non ci interessa approfondirle qui.

Fatto sta che ulteriori integrazioni al progetto iniziale portarono, oltre ad altre cosette, l'ingresso su un altro lato e di conseguenza quello originale divenne di fatto inutile.


Si tratta di un porticato ad angolo - come e' visibile nella figura qui sopra - sul quale si affaccia una doppia porta, con due archi, uno piccolo a tutto sesto ed un altro piu' grande, ribassato.

Ora, due cose che ho imparato nel mio approccio ignorante alla permacultura sono queste:
  • nessun problema e' tale in maniera indefinita, bensi' ogni situazione puo' essere usata a vantaggio del sistema;
  • nulla e' da considerarsi inutile ovvero tutto e' recuperabile e riutilizzabile, basta scoprire come.
Ecco che, dunque, considerando anche che in permacultura si suggerisce di costruire la serra a ridosso dell'abitazione per piu' di un motivo, dallo scambio termico tra i due elementi alla collocazione di compostiere che vengono alimentate da un lato ed attinte dall'altro, ho pensato che sara' utile realizzarne una sfruttando gli elementi del vecchio ingresso.

L'idea e' quella di sfoltire la jungla di bambu' che si espande senza freni dietro la fontana, tagliando le canne piu' alte e legandole per le punte a due a due, dando loro la forma dell'arco ribassato fintanto che sono verdi e seccandole al sole. La forma verra' impartita realizzando una dima.

Mi occorrono tre arcate siffatte, piu' i rinforzi perpendicolari posti a meta' ed alla sommita' della spalla, nonche' sulla sommita' dell'arco. Totale: con 20 canne dovrei starci comodo.Tale struttura verra' poi assicurata attorno all'arco ribassato, come gia' intuibile, attraverso dei tasselli a muro con viti che fungano da punti di legatura, secondo lo stesso schema dei rinforzi perpendicolari di cui sopra.

Gli ingressi della serra saranno l'arco piu' piccolo da una parte, chiuso da una porta, e lo stesso ingresso posteriore dall'altra. Quindi avremo un accesso dall'esterno e uno diretto dalla casa.

Il tutto dovrebbe poggiare su di una base che posso immaginare in legno, sul genere dei pontili, con due pali piantati nel terreno da una parte e la base appoggiata al bordo della pavimentazione di porfido che arriva solo fino ad un certo punto, poi c'e' il terreno.

La copertura sara' quella classica di telo di plastica trasparente ed il tutto dovra' essere contornato da siepi e/o graticci frangivento, posti pero' a debita distanza per impedire che ombreggino troppo. Sul lato dx dell'arco vi e' una grondaia che puo' essere modificata per alimentare una piccola cisterna per l'irrigazione a goccia.

Altro elemento che acquisira' pregio e' lo spazio vuoto che sta all'interno dei due archi e che arriva ad altezza apprezzabile (circa 3,5 m). Attualmente vi nidificano vespe ed altri insetti, ma nulla vieta una volta chiuso di ricavarci una serie di mensole accessibili tramite una scala, dove stoccare i materiali.

lunedì 20 luglio 2009

Di ritorno dal paradiso

Quattro giorni passati in Friuli, nella nostra futura casa, in compagnia di una coppia di amici.

Unici rumori: il vento, gli uccelli e l'acqua. La vegetazione in piena esplosione.

Dialogare a sguardi con la lepre che cazzeggia nel campo alle 5 di mattina.

Falciare il prato e, quando il sudore scende a cascata, sciacquarsi nella fontana ghiacciata; una birretta e poi si ricomincia. Farsi una grigliata la sera e il giorno dopo osservare la pioggia che scende forte, mentre la temperatura crolla da 30 a 19°C. Raccogliere frutta dagli alberi. Suonare la chitarra nella loggia tracannando birra e/o grappini.

E poi... rotolarsi dal ridere a sentire una pubblicita' alla radio: "Con tanti soldi compro tutto e voila'! Lo shopping, che felicita'!".


Un sentito grazie a Gloria e Luca per essere come sono: anche loro in grado di apprezzare la splendida semplicita' della campagna.

mercoledì 15 luglio 2009

Piano di fuga

Il tempismo, per quanto riguarda i cambiamenti di un certo peso, non e' mai stato il mio forte.

Quando sono arrivato nell'azienda dove lavoro attualmente, era appena finito il periodo delle vacche grasse. Potevo acquistare casa nell '99, ma la mia compagna di allora aveva un affitto molto buono e cosi', a storia finita, mi sono ritrovato a dover comprare un appartamento nel 2002, quando gia' i prezzi viaggiavano a +50% rispetto a soli tre anni prima.

Ora naturalmente per poter concretizzare la nostra idea di cambiamento e' necessario vendere la casa, in un momento in cui il mercato immobiliare cala di volume, e trovare almeno un lavoro, in un periodo in cui le aziende chiudono o comunque tengono atteggiamenti di prudenza. Quel che si dice il tempismo...

A volte viene lo sconforto, ma l'importante e' non mollare MAI.

I nostri curricula sono attualmente piazzati in un paio di agenzie di lavoro temporaneo e siamo in pista per qualche concorso pubblico. La mia dolce 3/4, piu' titolata e specializzata in piu' campi, puntera' a posizioni di maggior tranquillita' e redditivita'. Il sociale e' il suo forte, ma con una laurea in lingue puo' puntare anche al settore commerciale o turistico. Io, che di IT e di vita d'ufficio non ne vorrei piu' sapere, ambisco a lavori manuali che siano attimenti al settore agroalimentare e dove, possibilmente, ci sia da imparare qualcosa.

Alla fine, io dovrei essere la testa d'ariete, perche' mirando a posizioni di "minor pregio" dovrei fare meno fatica.

E invece da tre mesi nulla si muove...

Certo lo so che comunque quando cerchi lavoro i primi tempi sono frustranti; vorresti che ti contattassero al volo e non si fa vivo nessuno. Poi, magari, all'improvviso ti contattano in dieci, tutti assieme. Il mio amico Gimmy ha cambiato tre o quattro posti di lavoro nel giro di un anno. Sperem.

Per quanto riguarda la casa, certamente luglio e agosto non sono i mesi migliori per aspettarsi di venderla. Vedremo in autunno come si mette.

Nel frattempo godiamoci l'estate e ricarichiamo le batterie per il colpo di coda finale: domani si parte per un bel fine settimana allungato in campagna, dove ci auguriamo di trovarci presto in pianta stabile!

giovedì 9 luglio 2009

Grandi Problemi d'Italia: i ciclisti

Non so perche' mi sia venuta voglia di discettare su questa faccenda. D'altro canto potrei benissimo disinteressarmene, dato che non ho alcun problema a rispettare il CDS e, nel caso, della patente posso tranquillamente strafregarmene: l'ultima volta che ho guidato, praticamente incalzato dalla frusta, e' stato in California, ottobre 2007. Ora e' scaduta e l'unico motivo per cui la rinnovo e' che mi serve per fare un concorso.

In ultima istanza potrei fare come fanno tutti in Italia: cio' che mi pare, che tanto nessuno ti ferma mai.

Eppure mi incazzo. Proprio perche' ho questo brutto vizio del rispetto delle regole (perche' credo che servano a far vivere meglio tutti) e vedo, al contrario, una maggioranza motorizzata che proprio perche' maggioranza viene lasciata libera di compiere continuamente atti che non esito a definire criminali. Perche' non puoi tu, politico, rompere troppo le palle a chi ti dovrebbe poi votare, questo e' chiaro come il sole.

Un tizio che considero molto saggio
una volta ha scritto che in questo paese, se uno vuol vivere serenamente e nel rispetto delle regole di convivenza e di buonsenso diventa prima o poi un estremista. Perche' le leggi in questo paese vengono evidentemente fatte per altri motivi che non la pubblica utilita'. E sulla applicazione poi si vede, con calma.

E io lo so bene: tutti i giorni, nonostante abbia sviluppato nel corso degli anni un itinerario quanto piu' protetto possibile, mi trovo a subire in media 4-5 tentativi di omicidio in 8 Km di percorso, da parte di automobilisti indisciplinati.

No, non esagero. Mancate precedenze in rotonda "alla francese", con lo STOP, in provenienza da sx ad elevata velocita' e con scarsa visibilita', passaggi col rosso, sfioramenti a +70 Km/h, spallate nelle strettoie proveniendo da tergo, sportelli aperti senza guardare, sorpassi e svolte a dx immediatamente dopo, prove di forza (capirai, macchina contro bici...) in zone pedonali ( sic!), mancate segnalazioni di svolta, invasioni di corsia opposta ad alta velocita' e cosi' via... Potrei andare avanti un mese.

Davanti a casa mia, in piena zona abitata, si effettuano prove di accelerazione 24h su 24. Attraversare la strada sulle strisce e' come giocare alla roulette russa. Le auto sostano in doppia fila tutta la giornata, vengono parcheggiate sui marciapiedi e sui nuovissimi posteggi destinati ai motorini. Il sabato e la domenica e' un concerto continuo di clacson e sgasate con scarichi aperti.

Gli anziani del condominio hanno paura ad andare al supermercato che sta dall'altra parte della strada. Ci mandano i figli, probabilmente in macchina.

Eppure, l'ennesima demagogica misura acchiappavoti va a interessare i ciclisti: che si decidano a comprare un'automobile anche loro, echeccazzo, e ad entrare nel favoloso ciclo produttivo!

Produci, consuma, ma soprattutto CREPA...

domenica 5 luglio 2009

Revolution!

Ho 37 anni, sono felicemente sposato e ho un buon lavoro ed una casa. Una situazione di certo agiata rispetto a molti. Certo, potrei seguire l'onda e permettermi quello che tanti vogliono o vorrebbero: l'irrinunciabile automobile, un TV piatto, weekend al mare o in montagna, vacanze esotiche, vestiti, scarpe, tutta quella roba li'. E' facile, basta fare una bella carta di credito e via, a fare quello che e' il dovere di un buon telespettatore, automobilista, consumatore: far girare l'economia!

Invece no. Sono malato, ho un gran brutto difetto: non ignoro "quel tarlo mai sincero che chiamano pensiero", come diceva Guccini.

Avevo cominciato bene e invece ad un certo punto sono impazzito. 12 anni or sono ho buttato via l'automobile ed ho cominciato a muovermi con la bicicletta ed i mezzi pubblici, poi e' toccato alla TV. Le mie vacanze erano in tenda e motocicletta, usata esclusivamente per il tempo libero e distanze rilevanti. Poi e' sparita anche quella, solo trasporto pubblico o auto a noleggio. Ho gradualmente capito che per vivere bene non e' necessario sprecare, anzi una soluzione di minor spreco e' spesso frutto di maggiore soddisfazione e quindi di maggiore benessere.

Folgorato da qualche filosofia ecologico-noglobbal-bolscevica? No, semplicemente, come nel film Matrix, sapevo che qualcosa non quadrava. Ho capito che le cazzate che dobbiamo comprare per far girare l'economia servono solo a riempire a dismisura le tasche di pochi, a schiavizzare molti, a rendere l'ambiente che ci circonda una merda e a rincoglionire noialtri.
Ed e' chiaramente un sistema che non ha futuro, come e' brillantemente spiegato qui:







E' stato il mio spirito critico unitamente al mio senso pratico a suggerirmi che qualcosa che fanno tutti non necessariamente e' migliore di altre e che quello che facciamo dipende sempre e comunque dalle nostre scelte. Quando mi dicono che senza possedere un'automobile non si puo' vivere, mi vien da ridere.

Bene, a questo punto leggendo un po' qua e la' riviste e siti web ecologico-noglobbal-bolscevichi, ho scoperto che probabilmente non hanno tutti i torti ed il fatto stesso che certe forme di pensiero ed associazionismo vengano etichettate dai media di regime - perche' siamo in un regime - con termini che vengono resi volutamente spregiativi, dovrebbe far riflettere. Dovrebbe...

Quindi, diciamo che da 12 anni pratico quella che poi ho scoperto essere la "decrescita felice". E ne sono in effetti felice. Ma voglio andare oltre.

Da anni produco birra casalinga e questo mi ha aperto una nuova frontiera: l'autoproduzione. Circondato da personaggi che si spingono sempre piu' verso il piatto pronto perche "non ho tempo per cucinare", io voglio usare il mio tempo per fare da me le cose che riesco a fare. Lo trovo divertente, mi soddisfa oltre misura e mi regala un piacere che nessun oggetto acquistato potra' mai darmi, quindi perche' non costruirci intorno una vita tutta nuova?


Due anni fa io e mia moglie cominciamo a discutere di come/dove/quando e soprattutto se una cosa come trasferirsi in campagna fosse attuabile. Sulla motivazione, da parte di entrambi, non ci sono dubbi, ma entrero' nel dettaglio in un altro post.

Ora la prospettiva e' quella di rilevare la proprieta' della casa nella campagna friulana che fu dei genitori di mia moglie: una casa grande con quasi un ettaro di terreno attorno, su cui realizzare coltivazioni ed allevamenti di piccoli animali in maniera eterogenea sul modello della permacultura e spazi adibiti a laboratori per la realizzazione di prodotti alimentari, di falegnameria e oggettistica di uso comune.

Da principio avremo bisogno di lavorare entrambi all'esterno, ma l'obiettivo finale da raggiungere gradualmente e' quello di diventare autosufficienti, attraverso la vendita (possibilita' da verificare anche in funzione degli ostacoli burocratici) del surplus di produzione.

Un bel sogno? Una totale follia? Un "sarebbe bello, ma..."? No, si prende e si fa. Per non avere una vita fatta da giornate-fotocopia, persa in mezzo a gente spesso incazzosa , passata a lavorare senza mai avere la possibilita' di toccare quello che si e' prodotto, a mangiare e bere robaccia. Per non ritrovarsi - forse - un giorno in pensione e chiedersi: "... e adesso?".

Vogliamo invece una vita contadina, certamente fatta anche di fatiche e sconfitte, perche' per avere molto bisogna dare molto.

Ma siamo pronti.

giovedì 2 luglio 2009

Eco-che?


Vivo in una grande citta' e mi ci sento soffocare per mille ragioni, incluse le piu' ovvie.

Ecco perche' ho deciso di andarmene in campagna, ma non sara' niente facile...

Cerchero' di raccogliere in questo blog i dettagli dei passi necessari per effettuare il salto senza - possibilmente - spezzarsi le gambe; vi descrivero' le difficolta' incontrate e le soluzioni adottate, sia in fase di cambiamento che, poi, in quella di stanziamento.

Mi adoperero', tempo permettendo, anche per illustrare le tecniche con cui mi auguro presto di potermi cimentare in quell'abnorme calderone di pratiche che e' la vita in campagna. O meglio, che mi immagino che sia.

Perche' se c'e' una cosa certa, in tutta la questione e' che io di vita in campagna non so un cazzo. Solo pochi, scarni brandelli di nozioni rubate su libri e riviste che vado accumulando da tempo; pratica: zero. Follia? Forse. Ma secondo me e' venuto il tempo di essere folli, se si vuole aspirare ad una vita che non sia dominata dal mono-pensiero: una cosa che a me spaventa piu' che la morte.

A molti piace, evidentemente, un'esistenza trascorsa in ambienti chiusi e climatizzati, tra casa, ufficio, automobile, palestra e centro commerciale, a mangiare roba preparata da altri, con gusti e odori studiati in laboratorio, tutti uguali, ad impastarsi davanti alla TV, a respirare un'aria che puzza tremendamente... Non sprechero' tempo a giudicare le scelte altrui, ma a me tutto questo non piace e percio' scelgo qualcos'altro, qualcosa di differente. Drasticamente differente.

Poi, gia' che ci sono, riempiro' questo contenitore anche di altre cosette, dei miei interessi che spaziano dalla musica alla birra, dalla bicicletta alla cucina, dall'ecologia a... tutti quelli che verranno.

Ecco, ogni tanto sgancio qualche parolaccia, non moltissime in verita', ma qualche volta svolgono un'eccellente - a mio avviso - azione retorica, una specie di potenziamento del concetto espresso, una colorita sottolineatura. Se cio' dovesse turbare la sensibilita' di qualcuno, c'e' un universo la' fuori, nella rete, che vi aspetta: non vi soffermate oltre.

Ah, il titolo del blog. "Eco-che?" vuole richiamare una sorta di critica a tutte le lercie ed ipocrite attivita' che, sia da parte commerciale, sia da quella politico-amministrativa (e qui e' piu' grave), sono delle vere e proprie bestialita' colorate di verde. Chi ha orecchie per intendere...