venerdì 24 luglio 2009

Appunti pratici: la serra

Quando la casa in Friuli fu costruita, a partire dagli inizi degli anni '70, l'ingresso era curiosamente collocato nella parte posteriore del fabbricato. Vi erano delle ragioni perche' fosse cosi' realizzato, ma non ci interessa approfondirle qui.

Fatto sta che ulteriori integrazioni al progetto iniziale portarono, oltre ad altre cosette, l'ingresso su un altro lato e di conseguenza quello originale divenne di fatto inutile.


Si tratta di un porticato ad angolo - come e' visibile nella figura qui sopra - sul quale si affaccia una doppia porta, con due archi, uno piccolo a tutto sesto ed un altro piu' grande, ribassato.

Ora, due cose che ho imparato nel mio approccio ignorante alla permacultura sono queste:
  • nessun problema e' tale in maniera indefinita, bensi' ogni situazione puo' essere usata a vantaggio del sistema;
  • nulla e' da considerarsi inutile ovvero tutto e' recuperabile e riutilizzabile, basta scoprire come.
Ecco che, dunque, considerando anche che in permacultura si suggerisce di costruire la serra a ridosso dell'abitazione per piu' di un motivo, dallo scambio termico tra i due elementi alla collocazione di compostiere che vengono alimentate da un lato ed attinte dall'altro, ho pensato che sara' utile realizzarne una sfruttando gli elementi del vecchio ingresso.

L'idea e' quella di sfoltire la jungla di bambu' che si espande senza freni dietro la fontana, tagliando le canne piu' alte e legandole per le punte a due a due, dando loro la forma dell'arco ribassato fintanto che sono verdi e seccandole al sole. La forma verra' impartita realizzando una dima.

Mi occorrono tre arcate siffatte, piu' i rinforzi perpendicolari posti a meta' ed alla sommita' della spalla, nonche' sulla sommita' dell'arco. Totale: con 20 canne dovrei starci comodo.Tale struttura verra' poi assicurata attorno all'arco ribassato, come gia' intuibile, attraverso dei tasselli a muro con viti che fungano da punti di legatura, secondo lo stesso schema dei rinforzi perpendicolari di cui sopra.

Gli ingressi della serra saranno l'arco piu' piccolo da una parte, chiuso da una porta, e lo stesso ingresso posteriore dall'altra. Quindi avremo un accesso dall'esterno e uno diretto dalla casa.

Il tutto dovrebbe poggiare su di una base che posso immaginare in legno, sul genere dei pontili, con due pali piantati nel terreno da una parte e la base appoggiata al bordo della pavimentazione di porfido che arriva solo fino ad un certo punto, poi c'e' il terreno.

La copertura sara' quella classica di telo di plastica trasparente ed il tutto dovra' essere contornato da siepi e/o graticci frangivento, posti pero' a debita distanza per impedire che ombreggino troppo. Sul lato dx dell'arco vi e' una grondaia che puo' essere modificata per alimentare una piccola cisterna per l'irrigazione a goccia.

Altro elemento che acquisira' pregio e' lo spazio vuoto che sta all'interno dei due archi e che arriva ad altezza apprezzabile (circa 3,5 m). Attualmente vi nidificano vespe ed altri insetti, ma nulla vieta una volta chiuso di ricavarci una serie di mensole accessibili tramite una scala, dove stoccare i materiali.

lunedì 20 luglio 2009

Di ritorno dal paradiso

Quattro giorni passati in Friuli, nella nostra futura casa, in compagnia di una coppia di amici.

Unici rumori: il vento, gli uccelli e l'acqua. La vegetazione in piena esplosione.

Dialogare a sguardi con la lepre che cazzeggia nel campo alle 5 di mattina.

Falciare il prato e, quando il sudore scende a cascata, sciacquarsi nella fontana ghiacciata; una birretta e poi si ricomincia. Farsi una grigliata la sera e il giorno dopo osservare la pioggia che scende forte, mentre la temperatura crolla da 30 a 19°C. Raccogliere frutta dagli alberi. Suonare la chitarra nella loggia tracannando birra e/o grappini.

E poi... rotolarsi dal ridere a sentire una pubblicita' alla radio: "Con tanti soldi compro tutto e voila'! Lo shopping, che felicita'!".


Un sentito grazie a Gloria e Luca per essere come sono: anche loro in grado di apprezzare la splendida semplicita' della campagna.

mercoledì 15 luglio 2009

Piano di fuga

Il tempismo, per quanto riguarda i cambiamenti di un certo peso, non e' mai stato il mio forte.

Quando sono arrivato nell'azienda dove lavoro attualmente, era appena finito il periodo delle vacche grasse. Potevo acquistare casa nell '99, ma la mia compagna di allora aveva un affitto molto buono e cosi', a storia finita, mi sono ritrovato a dover comprare un appartamento nel 2002, quando gia' i prezzi viaggiavano a +50% rispetto a soli tre anni prima.

Ora naturalmente per poter concretizzare la nostra idea di cambiamento e' necessario vendere la casa, in un momento in cui il mercato immobiliare cala di volume, e trovare almeno un lavoro, in un periodo in cui le aziende chiudono o comunque tengono atteggiamenti di prudenza. Quel che si dice il tempismo...

A volte viene lo sconforto, ma l'importante e' non mollare MAI.

I nostri curricula sono attualmente piazzati in un paio di agenzie di lavoro temporaneo e siamo in pista per qualche concorso pubblico. La mia dolce 3/4, piu' titolata e specializzata in piu' campi, puntera' a posizioni di maggior tranquillita' e redditivita'. Il sociale e' il suo forte, ma con una laurea in lingue puo' puntare anche al settore commerciale o turistico. Io, che di IT e di vita d'ufficio non ne vorrei piu' sapere, ambisco a lavori manuali che siano attimenti al settore agroalimentare e dove, possibilmente, ci sia da imparare qualcosa.

Alla fine, io dovrei essere la testa d'ariete, perche' mirando a posizioni di "minor pregio" dovrei fare meno fatica.

E invece da tre mesi nulla si muove...

Certo lo so che comunque quando cerchi lavoro i primi tempi sono frustranti; vorresti che ti contattassero al volo e non si fa vivo nessuno. Poi, magari, all'improvviso ti contattano in dieci, tutti assieme. Il mio amico Gimmy ha cambiato tre o quattro posti di lavoro nel giro di un anno. Sperem.

Per quanto riguarda la casa, certamente luglio e agosto non sono i mesi migliori per aspettarsi di venderla. Vedremo in autunno come si mette.

Nel frattempo godiamoci l'estate e ricarichiamo le batterie per il colpo di coda finale: domani si parte per un bel fine settimana allungato in campagna, dove ci auguriamo di trovarci presto in pianta stabile!

giovedì 9 luglio 2009

Grandi Problemi d'Italia: i ciclisti

Non so perche' mi sia venuta voglia di discettare su questa faccenda. D'altro canto potrei benissimo disinteressarmene, dato che non ho alcun problema a rispettare il CDS e, nel caso, della patente posso tranquillamente strafregarmene: l'ultima volta che ho guidato, praticamente incalzato dalla frusta, e' stato in California, ottobre 2007. Ora e' scaduta e l'unico motivo per cui la rinnovo e' che mi serve per fare un concorso.

In ultima istanza potrei fare come fanno tutti in Italia: cio' che mi pare, che tanto nessuno ti ferma mai.

Eppure mi incazzo. Proprio perche' ho questo brutto vizio del rispetto delle regole (perche' credo che servano a far vivere meglio tutti) e vedo, al contrario, una maggioranza motorizzata che proprio perche' maggioranza viene lasciata libera di compiere continuamente atti che non esito a definire criminali. Perche' non puoi tu, politico, rompere troppo le palle a chi ti dovrebbe poi votare, questo e' chiaro come il sole.

Un tizio che considero molto saggio
una volta ha scritto che in questo paese, se uno vuol vivere serenamente e nel rispetto delle regole di convivenza e di buonsenso diventa prima o poi un estremista. Perche' le leggi in questo paese vengono evidentemente fatte per altri motivi che non la pubblica utilita'. E sulla applicazione poi si vede, con calma.

E io lo so bene: tutti i giorni, nonostante abbia sviluppato nel corso degli anni un itinerario quanto piu' protetto possibile, mi trovo a subire in media 4-5 tentativi di omicidio in 8 Km di percorso, da parte di automobilisti indisciplinati.

No, non esagero. Mancate precedenze in rotonda "alla francese", con lo STOP, in provenienza da sx ad elevata velocita' e con scarsa visibilita', passaggi col rosso, sfioramenti a +70 Km/h, spallate nelle strettoie proveniendo da tergo, sportelli aperti senza guardare, sorpassi e svolte a dx immediatamente dopo, prove di forza (capirai, macchina contro bici...) in zone pedonali ( sic!), mancate segnalazioni di svolta, invasioni di corsia opposta ad alta velocita' e cosi' via... Potrei andare avanti un mese.

Davanti a casa mia, in piena zona abitata, si effettuano prove di accelerazione 24h su 24. Attraversare la strada sulle strisce e' come giocare alla roulette russa. Le auto sostano in doppia fila tutta la giornata, vengono parcheggiate sui marciapiedi e sui nuovissimi posteggi destinati ai motorini. Il sabato e la domenica e' un concerto continuo di clacson e sgasate con scarichi aperti.

Gli anziani del condominio hanno paura ad andare al supermercato che sta dall'altra parte della strada. Ci mandano i figli, probabilmente in macchina.

Eppure, l'ennesima demagogica misura acchiappavoti va a interessare i ciclisti: che si decidano a comprare un'automobile anche loro, echeccazzo, e ad entrare nel favoloso ciclo produttivo!

Produci, consuma, ma soprattutto CREPA...

domenica 5 luglio 2009

Revolution!

Ho 37 anni, sono felicemente sposato e ho un buon lavoro ed una casa. Una situazione di certo agiata rispetto a molti. Certo, potrei seguire l'onda e permettermi quello che tanti vogliono o vorrebbero: l'irrinunciabile automobile, un TV piatto, weekend al mare o in montagna, vacanze esotiche, vestiti, scarpe, tutta quella roba li'. E' facile, basta fare una bella carta di credito e via, a fare quello che e' il dovere di un buon telespettatore, automobilista, consumatore: far girare l'economia!

Invece no. Sono malato, ho un gran brutto difetto: non ignoro "quel tarlo mai sincero che chiamano pensiero", come diceva Guccini.

Avevo cominciato bene e invece ad un certo punto sono impazzito. 12 anni or sono ho buttato via l'automobile ed ho cominciato a muovermi con la bicicletta ed i mezzi pubblici, poi e' toccato alla TV. Le mie vacanze erano in tenda e motocicletta, usata esclusivamente per il tempo libero e distanze rilevanti. Poi e' sparita anche quella, solo trasporto pubblico o auto a noleggio. Ho gradualmente capito che per vivere bene non e' necessario sprecare, anzi una soluzione di minor spreco e' spesso frutto di maggiore soddisfazione e quindi di maggiore benessere.

Folgorato da qualche filosofia ecologico-noglobbal-bolscevica? No, semplicemente, come nel film Matrix, sapevo che qualcosa non quadrava. Ho capito che le cazzate che dobbiamo comprare per far girare l'economia servono solo a riempire a dismisura le tasche di pochi, a schiavizzare molti, a rendere l'ambiente che ci circonda una merda e a rincoglionire noialtri.
Ed e' chiaramente un sistema che non ha futuro, come e' brillantemente spiegato qui:







E' stato il mio spirito critico unitamente al mio senso pratico a suggerirmi che qualcosa che fanno tutti non necessariamente e' migliore di altre e che quello che facciamo dipende sempre e comunque dalle nostre scelte. Quando mi dicono che senza possedere un'automobile non si puo' vivere, mi vien da ridere.

Bene, a questo punto leggendo un po' qua e la' riviste e siti web ecologico-noglobbal-bolscevichi, ho scoperto che probabilmente non hanno tutti i torti ed il fatto stesso che certe forme di pensiero ed associazionismo vengano etichettate dai media di regime - perche' siamo in un regime - con termini che vengono resi volutamente spregiativi, dovrebbe far riflettere. Dovrebbe...

Quindi, diciamo che da 12 anni pratico quella che poi ho scoperto essere la "decrescita felice". E ne sono in effetti felice. Ma voglio andare oltre.

Da anni produco birra casalinga e questo mi ha aperto una nuova frontiera: l'autoproduzione. Circondato da personaggi che si spingono sempre piu' verso il piatto pronto perche "non ho tempo per cucinare", io voglio usare il mio tempo per fare da me le cose che riesco a fare. Lo trovo divertente, mi soddisfa oltre misura e mi regala un piacere che nessun oggetto acquistato potra' mai darmi, quindi perche' non costruirci intorno una vita tutta nuova?


Due anni fa io e mia moglie cominciamo a discutere di come/dove/quando e soprattutto se una cosa come trasferirsi in campagna fosse attuabile. Sulla motivazione, da parte di entrambi, non ci sono dubbi, ma entrero' nel dettaglio in un altro post.

Ora la prospettiva e' quella di rilevare la proprieta' della casa nella campagna friulana che fu dei genitori di mia moglie: una casa grande con quasi un ettaro di terreno attorno, su cui realizzare coltivazioni ed allevamenti di piccoli animali in maniera eterogenea sul modello della permacultura e spazi adibiti a laboratori per la realizzazione di prodotti alimentari, di falegnameria e oggettistica di uso comune.

Da principio avremo bisogno di lavorare entrambi all'esterno, ma l'obiettivo finale da raggiungere gradualmente e' quello di diventare autosufficienti, attraverso la vendita (possibilita' da verificare anche in funzione degli ostacoli burocratici) del surplus di produzione.

Un bel sogno? Una totale follia? Un "sarebbe bello, ma..."? No, si prende e si fa. Per non avere una vita fatta da giornate-fotocopia, persa in mezzo a gente spesso incazzosa , passata a lavorare senza mai avere la possibilita' di toccare quello che si e' prodotto, a mangiare e bere robaccia. Per non ritrovarsi - forse - un giorno in pensione e chiedersi: "... e adesso?".

Vogliamo invece una vita contadina, certamente fatta anche di fatiche e sconfitte, perche' per avere molto bisogna dare molto.

Ma siamo pronti.

giovedì 2 luglio 2009

Eco-che?


Vivo in una grande citta' e mi ci sento soffocare per mille ragioni, incluse le piu' ovvie.

Ecco perche' ho deciso di andarmene in campagna, ma non sara' niente facile...

Cerchero' di raccogliere in questo blog i dettagli dei passi necessari per effettuare il salto senza - possibilmente - spezzarsi le gambe; vi descrivero' le difficolta' incontrate e le soluzioni adottate, sia in fase di cambiamento che, poi, in quella di stanziamento.

Mi adoperero', tempo permettendo, anche per illustrare le tecniche con cui mi auguro presto di potermi cimentare in quell'abnorme calderone di pratiche che e' la vita in campagna. O meglio, che mi immagino che sia.

Perche' se c'e' una cosa certa, in tutta la questione e' che io di vita in campagna non so un cazzo. Solo pochi, scarni brandelli di nozioni rubate su libri e riviste che vado accumulando da tempo; pratica: zero. Follia? Forse. Ma secondo me e' venuto il tempo di essere folli, se si vuole aspirare ad una vita che non sia dominata dal mono-pensiero: una cosa che a me spaventa piu' che la morte.

A molti piace, evidentemente, un'esistenza trascorsa in ambienti chiusi e climatizzati, tra casa, ufficio, automobile, palestra e centro commerciale, a mangiare roba preparata da altri, con gusti e odori studiati in laboratorio, tutti uguali, ad impastarsi davanti alla TV, a respirare un'aria che puzza tremendamente... Non sprechero' tempo a giudicare le scelte altrui, ma a me tutto questo non piace e percio' scelgo qualcos'altro, qualcosa di differente. Drasticamente differente.

Poi, gia' che ci sono, riempiro' questo contenitore anche di altre cosette, dei miei interessi che spaziano dalla musica alla birra, dalla bicicletta alla cucina, dall'ecologia a... tutti quelli che verranno.

Ecco, ogni tanto sgancio qualche parolaccia, non moltissime in verita', ma qualche volta svolgono un'eccellente - a mio avviso - azione retorica, una specie di potenziamento del concetto espresso, una colorita sottolineatura. Se cio' dovesse turbare la sensibilita' di qualcuno, c'e' un universo la' fuori, nella rete, che vi aspetta: non vi soffermate oltre.

Ah, il titolo del blog. "Eco-che?" vuole richiamare una sorta di critica a tutte le lercie ed ipocrite attivita' che, sia da parte commerciale, sia da quella politico-amministrativa (e qui e' piu' grave), sono delle vere e proprie bestialita' colorate di verde. Chi ha orecchie per intendere...