lunedì 19 ottobre 2009

Settimana birrariamente rilevante

Ultimamente non mi muovo molto, come facevo prima, alla volta di luoghi di interesse birrario. Ma, quando l'occasione si presenta, cerco sempre di non farmi mancare una tazzata come si deve.

Cosi' e' stato settimana scorsa a cominciare da mercoledi' sera, allorche', complice una sessione di lavoro notturno, ho approfittato della pausa cena e dei 10 minuti di bicicletta che ci vogliono per arrivare dalla sede lavorativa, per gustarmi qualche buona birra all'Hop di viale Regina Margherita.

Senza nulla togliere al resto dell'ottima selezione, mi sono voluto concentrare sull'ampio campionario delle session beer del Lambrate, nell'ordine: Magut (pils), Ortiga (golden ale), Ligera (APA) e l'immancabile Montestella (koelsch). Sempre un piacere per un hophead come il sottoscritto gustare le creazioni di Fabio e compagni, che di certo non lesinano col luppolo. Anche i colleghi hanno gradito.

L'indomani, ancorche' rintronato dalla nottata in bianco mi sono fiondato per un pranzo liquido dal mio amico Paolo, che avevo trascurato per troppo tempo. Paolo ha un locale, il BQ di via Losanna, che vanta piu' di 20 spine di birra artigianale. Il problema che mi si pone qui e' che perdo un sacco di tempo a decidere che birra scegliere, ma alla fine ho optato per una Grooving Hop (Toccalmatto), una Mummia (Montegioco), una Dulle Teve (De Dolle Brouwers), una Chocolate Stout (Porterhouse) e una Nubia (Orso Verde). Ovviamente - ma non sempre e' cosi' - scelgo il taglio da 25 cl che consente di assaggiare un sacco di roba senza devastarsi (troppo).

L'immancabile panino col S. Daniele 18 mesi ed il brie puzzone e' oramai per me tappa obbligata ogni volta che ci vado, non riesco fisicamente a scegliere altro perche' e' come l'eroina. Tra l'altro, Paolo mi ha annunciato che da gennaio il locale fara' anche da beershop e percio' rimarra' aperto da mezzogiorno fino a sera in orario continuato. Un'ottima notizia, per quanto mi riguarda, dato che uscendo dal lavoro sul presto non trovo mai un buco per bermi una birra decente prima delle 18, solo heinechem. E la movida e il tirar tardi... citta' di merda... Vabbe', bravo Paolo!

Dulcis in fundo, sabato pomeriggio io e la moglie pigliamo il treno per andare a far visita a mia cognata ed ai nipoti. Cazzo c'entra la birra? Ma naturalmente quando c'e' di mezzo lo zio Harvey la birra c'entra sempre!

Si', perche' i suddetti abitano a 8 Km da Caprino Bergamasco dove si trova uno dei piu' rinomati templi italiani della sciccheria birraria: l'Abbazia di Sherwood. Cosi', in compagnia di tre nipoti con relativi fidanzati/e, ci ritroviamo a gustare ottime pizze annaffiate da autentiche rarita' in bottiglia.

Una volta affrontata l'enciclopedica lista scelgo di aprire le danze con una Struise Mikkeller, che se ne va nell'attesa della pizza. A seguire una Snake Dog IPA di Flying Dog alla spina e, giunti al dopocena, se ne partono una eccellente Devine Rebel (Brewdog/Mikkeller) e una divina Tokyo di Brewdog. Come ammazzacaffe' ricado nella tentazione della Snake Dog, che nella versione alla spina mi ha davvero conquistato.

Ogni volta che metto piede all'Abbazia rimango stupito dalla passione per la birra che anche i ragazzi che servono ai tavoli condividono con il boss Michele.

Insomma una bella settimana.

lunedì 12 ottobre 2009

Aspettando che la temperatura cali

Venerdi' e' arrivato il pacco di Mr. Malt, a cui avevo ordinato una piccola scorta di malto e soprattutto i lieviti.

Adesso e' solo questione di attendere che la temperatura di casa scenda a 20°C, onde procedere con la birrificazione della Cutie Trudie Rye IPA.

Dato che a partire dalla scorsa stagione brassicola ho avuto diversi problemi di fermentazioni dure a completarsi, avevo gia' da tempo nel mirino la questione dell'acqua, che e' naturalmente quella di rubinetto. Uno dei precetti di base dell'homebrewing consta nella regola generale per cui se l'acqua e' buona da bere, di solito va bene anche per fare la birra.

Questo vale ovviamente fino al momento in cui si verifichino problemi, come nel mio caso. Certo, ora potrei virare sull'acqua in bottiglia, magari scegliendone una con caratteristiche adatte addirittura alla tipologia di birra che intendo produrre. Ma non sia mai: l'acqua di Milano (almeno nella mia zona) e' buonissima e nella birra non mi ha mai dato luogo a difetti di gusto, quale l'amaro aggressivo o roba simile. Inoltre, salvo casi realmente disperati, considero l'acquisto di acqua in bottiglia una emerita fesseria per tutta una serie di motivi.

Come procedere, dunque? Beh, intanto ho acquistato sempre dai signori di cui sopra un bel pH-metro ed un flacone di acido lattico. Questo, per verificare ed eventualmente correggere eventuali problemi legati a pH troppo elevato del mosto. Non mi ero mai occupato della questione pH, considerata da molti basilare, tranne quando con il mio amico Marcio provavamo a fare le prime birre per il birrificio di Paolo Polli: allora lavoravamo acqua di rete demineralizzata con un filtro a osmosi inversa e riequilibrare il pH ci pareva il minimo.

Comunque l'eccessiva alcalinita' dell'acqua potrebbe essere la causa del problema. Vedremo poi se ci ho preso.

giovedì 1 ottobre 2009

Vendemmia!



Ecco che un'altra settimanella di ferie in Friuli e' gia' bella che fumata...

Con l'occasione di un concorso che mia moglie ha sostenuto, putroppo senza superarlo, ci siamo goduti un altro assaggio di tranquillita' campagnola, dal 20 al 27 settembre. Il rientro e' ogni volta peggiore, ma bisogna tener duro.

Invece non avrei mai sperato di trovare ancora l'occasione di spararmi una vendemmia, dato che pensavo fosse troppo tardi. E invece no: qualcuno aveva ancora qualche vigna da spogliare ed l'aspirante neo-contadino qui presente non s'e' fatto di certo pregare. La prima volta che vendemmiavo in vita mia.



Gia' al lunedi' mi trovo a passare la giornata recidendo sapientemente 'sti bei grappoloni grassi di uva Merlot che finiscono nel secchio e da li' nel carro, che portera' il tutto alla cantina. Tre giorni dopo tocca ad una vigna di deliziosa uva Refosco.

Cazzo, che meraviglia! Io un lavoro cosi' lo farei tutto l'anno, se si potesse. Te ne stai all'aria aperta, a pensare ai cazzi tuoi o a chiaccherare con i compagni di lavoro e intanto l'opera procede a ritmi sostenuti e alla fine la giornata e' passata al volo e resta la vigna nuda da una parte e il carro ricolmo dall'altra. Si', qualche bestiaccia ti ha levato un po' di sangue e cosi' impari che la prossima volta sara' meglio indossare braghe lunghe...



Curioso il fatto che il proprietario della vigna fosse d'umore cupo per via del fatto che la produzione fosse risultata piu' abbondante del previsto. Si', proprio cosi': se conferisci piu' di un tot, ti dan la multa! E stiamo parlando comunque di dimensioni piuttosto piccole.

In generale, parlando coi contadini, anche con chi ha un'azienda agricola con bestie da latte per esempio, salta fuori l'estrema ed incalzante difficolta' di far quadrare i bilanci. Da un lato un apparato legislativo e burocratico insostenibile per il piccolo, dall'altro il prezzo alla produzione che crolla sempre piu' ed in alcuni casi ha gia' falcidiato gli imprenditori piu' piccoli che si son trovati a non poter rientrare nemmeno delle spese.

Un sistema in crisi da piu' lati, quello dell'agricoltura "tradizionale", cioe' quella basata sul modello industriale: monocoltura, sfruttamento intensivo, impiego massiccio di sostanze di sintesi (fertilizzanti o fitofarmaci). Quello che leggo e che sento dai contadini non fa che rafforzare la mia convinzione che la strada di un modello agricolo (ma anche esistenziale) diverso sia da tentare con convinzione.