venerdì 27 novembre 2009

"La flemma e' la virtu' dei forti"

Cosi' parlava Ale, mio compagno di scuola in quinta liceo. Impareggiabile maestro di pensiero, Ale, mica no. Uno dei tanti guru personali che nel mio percorso di vita hanno avuto da insegnarmi qualcosa e quasi mai in maniera volontaria.

E' spesso cosi': se la massa umana mi fa francamente cacare nel suo insieme, e' indubbio che innumerevoli individualita' all'interno di essa mi si rivelino invero pregevoli.

Cosi' anche Silvio, il profeta della serenita' dalla monumentale barba rossa, anni piu' tardi mi ribadiva che "la calma e' la virtu' dei forti... e la fretta e' nemica della cultura". E giu' aneddoti da piegarsi in due dal ridere, perloppiu' incentrati sui personaggi della Disneyland aziendale che allora ci contornava.

Ora, dove voglio andare a parare con tutto cio?

Mi e' stata fatta un'offerta per la casa. E' un'offerta piuttosto bassa. E' la prima offerta che arriva dopo 5 mesi dalla messa in vendita.

Se accettassi, potrei essere fuori dai coglioni ragionevolmente entro marzo. E la voglia e' tanta.

Se accettassi, dovrei bruciare una fetta di risparmi per arrivare alla cifra X e mi troverei poi con meno risorse per ristrutturare la casa in Friuli e per avviare l'attivita' agricola. Una prospettiva davvero di merda trasferirsi senza lavoro e colle pezze al culo.

Quindi, memore degli insegnamenti dei miei guru usero' la Flemma e respingero' l'offerta. Calma, riflessione e disciplina ci vogliono, perche' fare una cosa del genere a cazzo e' follia pura.

Intanto il cielo, qui nella citta' delle autoimmobili, e' nero oramai da giorni. Pare il preludio dell'armageddon, diobono!

Mah.

mercoledì 18 novembre 2009

Il cancro della corruzione in Italia: tutti complici?

Stavo leggendo questo articolo di D'Avanzo su Repubblica online e mi e' venuto in mente che forse una qualche risposta alla domanda del giornalista ("perche' tacciono?") si puo' tentare di darla dal basso della mia ignoranza, in virtu' della semplice e schietta osservazione della brulicante umanita' che mi circonda.

Che poi e' il tema che mi spinge alla costante teorizzazione di nuovi stili di vita e al caparbio tentativo di metterli in pratica.

In sintesi l'articolo, molto preciso e puntuale nell'analisi dei fatti, ovvero nella constatazione di quanto pesantemente il fenomeno della corruzione influisca a svariati livelli sulla vita sociale italiana a partire da quello meramente economico a quello etico, pone l'interrogativo del perche' organismi apparentemente indipendenti dalla politica, ma piu' legati a questioni pratiche, tacciano di fronte alla palese esponenziale sottovalutazione del fenomeno. Sostanzialmente appare molto piu' grave in questo paese farsi beccare con la piantina sbagliata sul terrazzo, che corrompere e intrallazzare in tangenti o anche evadere il fisco. E pare che gli effetti conclamati di questo non riguardino nessuno, tranne i soliti poveri cristi.

La ragione, secondo me, e' semplice. E si trova nella cultura dell'italiano medio odierno: l'arrembante corsa all'arraffamento, l'ambizione allo stile di vita di (perlomeno apparente) prestigio, la volonta' di apparire tra "quelli che possono" e non tra i "barboni", il disprezzo per il lavoro (quello vero), l'individualismo sfrenato e la presunta furbizia hanno annullato totalmente la capacita' di pianificare a lungo termine, a favore del tutto-e-subito. In pratica, in ogni anfratto istituzionale penso che siano oramai ben pochi ad anteporre gli interessi istituzionali al proprio piccolo orticello e quei pochi fanno una vita di merda.

E chiaramente rompere i coglioni ai potenti di casta superiore non appare una buona idea; senz'altro non e' funzionale al trend positivo ("io non parlo cosi'!", cit.) dei propri interessi. Ci si mangia un po' tutti, insomma, che problema c'e'?

Come faccio ad esser persuaso di questo? Basta guardarsi intorno, per la strada, in ufficio, al supermercato, ovunque. C'e' un gran numero - e sempre crescente - di individui che si fa solo i cazzi suoi e campa di piccole e grandi furberie. Spregiudicatezza e atteggiamento da furbastro sono le qualita' che servono per stare al passo. Siamo finalmente un popolo di mafiosi del cazzo che si fottono l'uno con l'altro.

Una filosofia di corto respiro, certo, come quella dei tossici che non sono in grado di cogliere le conseguenze delle loro azioni o, se le colgono, ci si pensera' quando sara' il momento.

Ecco quindi la risposta alla domanda - a mio avviso retorica - del D'Avanzo: tacciono perche' sul sistema della corruzione ci mangiano un po' tutti e chi ancora non ci mangia spera di mangiarci domani, sempre piu' cicale e sempre meno formiche. Tacciono perche' questo e' un paese malato.

Ora, perche' non emigro in un altro paese? Boh, la tentazione e' forte: quelli che conosco, che l'han fatto, sono ben contenti. Pero' penso che finche' il 100% non e' marcio, c'e' sempre la possibilita' di piantare un seme da cui sbocci qualcosa di buono, certo, in un contesto comunque diverso.

E quindi scelgo la campagna. Scelgo il lavoro duro, di contribuire sempre meno al PIL e, implicitamente, di far scendere in picchiata il mio reddito mentre moltissimi si affannano a farlo crescere a dismisura, a consumare, a distruggere tutto.

Bastian contrario lo sono sempre stato. Per fortuna.

mercoledì 4 novembre 2009

La follia

Di solito mi presento al lavoro presto, prima delle 8 e ne esco altrettanto presto, poco dopo le 16.

E mi lamento del traffico di questa citta' di ottusi assassini al volante. Persone che non hanno nulla d'umano, che ucciderebbero per un metro di strada libera. E lo fanno...

Stamani, a causa di un esame clinico, mi muovo verso l'ufficio con un'ora e rotti di ritardo, in pieno drive-time o ora di punta, come si usava chiamarla un tempo. E decido di tagliare per il centro.

La follia. Non trovo altre espressioni piu' adatte di questa per definire quello che ho visto. Sono fortunato ad essere ancora vivo.

Poi, giunto alla mia scrivania, apro la mailing list di Critical Mass e trovo questo:

http://www.ciclistica.it/post/2009/11/03/eva-che-voleva-vivere-roma

"eva aveva 28 anni ed era nata a brno, nella repubblica ceca. da anni viveva a roma, e recentemente aveva espresso il desiderio di tornare a casa per un po', le mancava. "ma roma è così bella...", mi disse allora, indecisa sul da farsi.e poi si era decisa: era rimasta.

un taxi ha travolto eva, la notte del 29 ottobre, sui fori imperiali. dopo un breve periodo di coma eva è morta. nessuno sa ancora quale sia stata la dinamica. [...]"

Che aggiungere? Ribadire per l'n-esima volta che e' in atto una guerra di cui si preferisce non parlare? Che si sta consolidando un mondo fatto sempre piu' per le autoimmobili e sempre meno per le persone? Che questo sistema fa schifo al cazzo?

Che cosa serve alla gente per capire che un mondo del genere e' un mondo - oltre che orribile - che non ha futuro?

Niente, questo e' uno dei motivi che mi spingono ad avere sempre meno fiducia nella razza umana e a desiderare, sinceramente, di rintanarmi dove io possa vedere meno gente possibile.

Ma intanto, stasera, berro' una birra per Eva. Anche se non l'avevo mai vista.