mercoledì 18 novembre 2009

Il cancro della corruzione in Italia: tutti complici?

Stavo leggendo questo articolo di D'Avanzo su Repubblica online e mi e' venuto in mente che forse una qualche risposta alla domanda del giornalista ("perche' tacciono?") si puo' tentare di darla dal basso della mia ignoranza, in virtu' della semplice e schietta osservazione della brulicante umanita' che mi circonda.

Che poi e' il tema che mi spinge alla costante teorizzazione di nuovi stili di vita e al caparbio tentativo di metterli in pratica.

In sintesi l'articolo, molto preciso e puntuale nell'analisi dei fatti, ovvero nella constatazione di quanto pesantemente il fenomeno della corruzione influisca a svariati livelli sulla vita sociale italiana a partire da quello meramente economico a quello etico, pone l'interrogativo del perche' organismi apparentemente indipendenti dalla politica, ma piu' legati a questioni pratiche, tacciano di fronte alla palese esponenziale sottovalutazione del fenomeno. Sostanzialmente appare molto piu' grave in questo paese farsi beccare con la piantina sbagliata sul terrazzo, che corrompere e intrallazzare in tangenti o anche evadere il fisco. E pare che gli effetti conclamati di questo non riguardino nessuno, tranne i soliti poveri cristi.

La ragione, secondo me, e' semplice. E si trova nella cultura dell'italiano medio odierno: l'arrembante corsa all'arraffamento, l'ambizione allo stile di vita di (perlomeno apparente) prestigio, la volonta' di apparire tra "quelli che possono" e non tra i "barboni", il disprezzo per il lavoro (quello vero), l'individualismo sfrenato e la presunta furbizia hanno annullato totalmente la capacita' di pianificare a lungo termine, a favore del tutto-e-subito. In pratica, in ogni anfratto istituzionale penso che siano oramai ben pochi ad anteporre gli interessi istituzionali al proprio piccolo orticello e quei pochi fanno una vita di merda.

E chiaramente rompere i coglioni ai potenti di casta superiore non appare una buona idea; senz'altro non e' funzionale al trend positivo ("io non parlo cosi'!", cit.) dei propri interessi. Ci si mangia un po' tutti, insomma, che problema c'e'?

Come faccio ad esser persuaso di questo? Basta guardarsi intorno, per la strada, in ufficio, al supermercato, ovunque. C'e' un gran numero - e sempre crescente - di individui che si fa solo i cazzi suoi e campa di piccole e grandi furberie. Spregiudicatezza e atteggiamento da furbastro sono le qualita' che servono per stare al passo. Siamo finalmente un popolo di mafiosi del cazzo che si fottono l'uno con l'altro.

Una filosofia di corto respiro, certo, come quella dei tossici che non sono in grado di cogliere le conseguenze delle loro azioni o, se le colgono, ci si pensera' quando sara' il momento.

Ecco quindi la risposta alla domanda - a mio avviso retorica - del D'Avanzo: tacciono perche' sul sistema della corruzione ci mangiano un po' tutti e chi ancora non ci mangia spera di mangiarci domani, sempre piu' cicale e sempre meno formiche. Tacciono perche' questo e' un paese malato.

Ora, perche' non emigro in un altro paese? Boh, la tentazione e' forte: quelli che conosco, che l'han fatto, sono ben contenti. Pero' penso che finche' il 100% non e' marcio, c'e' sempre la possibilita' di piantare un seme da cui sbocci qualcosa di buono, certo, in un contesto comunque diverso.

E quindi scelgo la campagna. Scelgo il lavoro duro, di contribuire sempre meno al PIL e, implicitamente, di far scendere in picchiata il mio reddito mentre moltissimi si affannano a farlo crescere a dismisura, a consumare, a distruggere tutto.

Bastian contrario lo sono sempre stato. Per fortuna.

1 commento:

  1. Ciao Zio Harvey

    la vostra analisi non fà pieghe e, come di consueto rimango sempre affascinato dalla vostra capacità di scrivere ed esprimere i concetti in maniera chiara e precisa.

    Vi auguro di ottenere più di quello che desiderate.

    PS. provate a scrivere un book tipo "società moderna" e mi raccomando + b x tutti

    Vs. compare ignorante meridionale

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