giovedì 3 dicembre 2009

Copenhagen

Ieri sera ascoltavo la trasmissione "Esteri" su Radio Popolare riportare alcuni fatti riguardanti Copenhagen, sede della prossima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Come si potra' immaginare, e' una roba pazzesca.

Anzi, no. Per la verita' io una cosa del genere manco me la potevo sognare.

Questi signori qua effettuano la raccolta differenziata dei rifiuti al 56%, coprono in bicicletta il 36% degli spostamenti oltre a prevedere (e promuovere) una crescita in tal senso fino al 40% nel 2012 e al 50% nel 2015, hanno fatto una legge per cui i nuovi edifici da costruire debbano essere obbligatoriamente passivi, il consumo di cibi biologici e' al 50% ma prevedono di arrivare al 90% entro poco e via cosi'. Questo e' quel poco che ho sentito, ma mi e' bastato.

E qui? Cosa stiamo facendo noi?

Un cazzo, come al solito. No, perche' se qualcuno fa qualcosa di buono in giro per il mondo, dimostrando come certe azioni non siano poi cosi' folli come noialtri scimmie siamo abituati a pensare e a ripeterci l'un l'altro come un mantra, noi siam qua a dire che si', beh, vaffanculo ecco. E via a sgommare col tiddisiai neuro6 per le vie del centro.

Noi qua siamo abituati a pensare (?) che "ambientalismo" ed "ecologia" siano parole brutte da attaccare addosso a chi, magari, vorrebbe vivere semplicemente in un contesto piu' piacevole e bello. Le varie lobby e potentati economici hanno provveduto ad una campagna di denigrazione sin dai primi, timidi tentativi di costituire identita' politiche con velleita' ambientalistiche, ben sapendo che un popolo di ignoranti e culi mosci sarebbe inorridito al sol pensiero di vedersi sfilare l'automobile da sotto le chiappe e doversi magari fare un paio di Km a piedi o in bici (orrore!).

Intanto Copenhagen e' una delle citta' piu' vivibili al mondo, mentre Milano fa cagare di molto, checche' ne dica la signora sindaco nei suoi depliant elettorali mandati a spese nostre. Ecco, mentre come tutti gli anni ritorna il tormentone dello sforamento dei limiti di inquinanti vari e di cosa fare di bello a riguardo - ecopass si', ecopass no - a Copenhagen fanno delle cose reali e semplici: prendono la bici e pedalano.

Ieri sera mi sono spostato in biga per andare al pub verso le 18:30, trovandomi in mezzo all'immaginabile delirio, ciascuno chiuso nel proprio abitacolo a sgomitare per un metro di strada sotto una cappa di gas tossico. Il solito, insomma.

Qua tutto prosegue come sempre, manco e' possibile convincere la vecchietta del piano di sotto che le vaschette di polistirolo non vanno nel recipiente della carta. Spesso mi trovo a parlare con persone che pensano io sia un alieno perche' non ho la macchina da 12 anni e mi sposto in bici o coi mezzi pubblici: siamo indietro mille anni e non abbiamo nessuna probabilita' di colmare nemmeno in minima parte questo vuoto.

Quindi mi domando cosa abbiamo di diverso dai danesi? Perche' non possiamo nemmeno ambire a vivere in posti che siano belli e godibili da tutti? Perche' siamo cosi' terribilmente idioti?

2 commenti:

  1. Che dire... qui a Roma perché le istituzioni arrivassero anche solo ad ascoltare le proposte delle associazioni di ciclisti (sperando che il tutto abbia seguito) è dovuta morire una ragazza, di cui hai parlato in qualche post precedente.

    Problema culturale, purtroppo. Purtroppo perché questi problemi sono i più difficile da risolvere, in quanto neanche percepiti, se non da pochi illuminati. Bisogna continuare a parlarne... l'unica consolazione è che per la via intrapresa le idee retrogradi dominanti non dureranno all'infinito: peccato che quando accadrà, saremo troppo vecchi per goderne appieno.
    Un saluto.

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  2. Ue', Andrea, che bella sorpresa! :)

    Comunque sul fatto che tutto l'andazzo abbia corto respiro non ci piove. E che potremmo essere troppo vecchi quando ci sara' un qualche cambiamento lo penso anch'io.

    Pero' questo non mi impedisce di incazzarmi, ne' di tentare di darmi un modello di vita differente, per ora a livello individuale. Poi si vedra'.

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