giovedì 16 dicembre 2010

Benvenuto, piccolo Sid!

Sabato scorso andavamo cercando un tizio, un agricoltore che ha diverse macchine, tra cui quella per fare i buchi per i pali delle vigne. Ci servono una cinquantina di buchi per la recinzione intorno alla casa.

Beh, il tizio non l'abbiamo trovato, era in giro. In compenso abbiamo trovato lui:



Mentre parlavamo con la moglie dell'agricoltore infatti, alcuni gatti si affollavano attorno a noi, ma il piccolo Sid ha catturato la nostra attenzione immediatamente, moccio al naso, occhi cisposi, lezzo di stalla e tutto. E una somiglianza impressionante col nostro Freddy, mancato due anni fa.

Tra la domanda "lo volete?" e la risposta affermativa, giusto il tempo che occorre per un sorso di birra. E cosi' adesso 'sto guascone d'un gatto turba la solida tranquillita' degli altri due, che faticano non poco ad abituarsi a questo, che si fionda come un missile da una parte all'altra della casa e gli rompe i coglioni a raffica.



Ora abbiamo iniziato la disinfestazione e la bestiola (2 mesi e mezzo) non puzza gia' piu' tanto. E' assolutamente fantastico!

Birra a stufo!

L'altro ieri mi e' arrivato il carico di birre che aspettavo: otto bei cartoni di birre belghe a lenire un po' la sete di birra buona che qui nel Far East, provincia dell'impero, si fa sentire alquanto. Purtroppo infatti la scelta di birre artigianali si riduce alle solite italiane  "luxury packaging" da non meno di 7,5 euro la 75cl (che sono un insulto al portafogli e sovente anche al palato), oppure qualche belga di medio rango venduta a prezzi scandalosi.

Tanto per comprendere meglio il livello, la bottiglieria locale annunciava in vetrina come "vasta scelta di birre artigianali" la bellezza di DIECI etichette. Tutto questo, mentre  un supermercato terminava una partita di Chouffe (che veniva via a 4,99 la 75cl, una boccata d'ossigeno), guardandosi bene dal riassortirla e magari affiancarle - chesso' - della Duvel, della Westmalle Tripel o qualche Chimay. 

Vabbe', cazzo, questo alla fine e' l'unico aspetto "negativo" dello stare qui. Ma pensare che c'e' chi si lamenta di Milano!

E comunque, come dicevo, si ovvia con un bell'ordine massiccio ai soliti noti e ovviamente con del homebrewing spinto. Che fa bene anche all'anima.

Tra le cose che mi sono arrivate, senza dilungarmi in pallosi elenchi da beer-geek che capiamo in quattro, una minzione particolare merita la formidabile Stille Nacht 2010, di cui avevo letto in giro qualche parere poco entusiasta (come ogni anno), ovviamente smentito al volo dall'assaggio dell'altra sera. Monumentale, a dispetto del lungo viaggio in mani a dir poco maldestre, parte con tutti i suoi pazzeschi profumi di frutta assortita, mentre al gusto si presenta con una doppietta acido/dolce di una gradevolezza unica. Complessa, ma fin troppo facile da bere, fresca, equilibrata, alcool non percettibile. Pericolosissima.

Ne tengo da parte cinque da invecchiare e ricomincio a collezionare la verticale a partire dal 2009. Grande Kris! Quest'anno se non sbaglio sono trent'anni di De Dolle Brouwers: non mollare, cazzo!

Ma veniamo al versante homebrewing. Ho realizzato un paio di settimane fa la prima cotta da 40 l senza colpo ferire: stessa sbatta del 25, minor perdita in proporzione, tanta soddisfazione nello riempire due fermentatori al posto di uno. Per l'occasione ho esordito con una Fabyola Blond (V versione) rivisitata: Styrian Goldings al posto del Tettnanger, zero dry-hopping e versata supplementare a 5', piu' una badilata di Styrian e Amarillo a fornello spento.
Per ora mi attesto su oltre 120 l di birra prodotta in due mesi (si comincia a ragionare), suddivisi in cinque cotte di cui quattro gia' in bottiglia e una gia' in consumo. Bei numeri, mi piacciono.  Per quanto riguarda la qualita', devo dire che dovrei proprio darmi le pacche sulle spalle da solo. Ci siamo: le birre con quest'acqua e l'impianto nuovo vengono bene, fermentano rapide e pulite e vaffanculo.

Adesso pensavo di fare una pils e poi, appena la temperatura risale un po' una stout bella secca, dopo si vede. Tutte da 40 l, of course! :)

giovedì 18 novembre 2010

Aggiornamenti

Qua piove in continuazione, cazzo, e cio' mi blocca i lavori nel campo. I prossimi passi infatti prevedono la recinzione per la casa ed il pollaio, la realizzazione del secondo orto con pacciamatura a tappeto e la chiusura del passaggio carrabile in fondo al campo e conseguente messa a dimora delle piante per il boschetto.

A questo proposito, ho gia' individuato sei piccole querce nel giardino davanti a casa, che costituiranno il primo nucleo di piante a crescita lenta. A queste verranno affiancati due o tre castagni, qualche pioppo, un paio di pini domestici e poi altro che ancora non so. Questo bosco, oltre a fornire legna da ardere ed altri prodotti come castagne, pinoli e funghi, sara' terreno di coltura per altre piante produttive e non, che identifichero' man mano in base a principi di consociazione e di reciproco scambio di funzioni.

Nel frattempo pero', come dicevamo, piove. D'altronde nel mese di novembre ce lo si aspetta anche. Quindi si sistema un po' la casa e si fa birra.

Tre giorni fa ho realizzato la terza cotta friulana, la seconda della serie "Chappina", che gli amici conoscono per essere la mia golden ale dal grain bill semplice semplice, (Maris Otter ed un pochino di fiocchi, 11 plato e 1/2) che ha lo scopo didattico di evidenziare le caratteristiche dell'unico luppolo che viene abbondantemente utilizzato per aroma e finitura.

Come dicevo, dopo la Fabyola blond che e' li' che rifermenta in bottiglia, ho realizzato una golden ale col luppolo-glamour Nelson Sauvin, anche questa in rifermentazione, e l'ultima, attualmente in fermentazione, col Centennial, il cosiddetto super Cascade, protagonista di molte di quelle West Coast IPA che ancora porto nel cuore dal mio beer-hunt in California (sigh!).

Lunedi' probabimente ne faro' un'altra che chiameremo IRA - India Red Ale, prendendo spunto dal grande Randy Mosher, perche in essa voglio cercare di combinare ad una bella secchiata di luppolo (manco a dirlo) un profilo complesso di malto e - perche' no? - una colorazione accattivante. La ricetta e' comunque radicalmente :) diversa da quella di Mosher, ovvero partorita dalla mia mente malata:

IRA - India Red Ale

Ingredienti per 25 l a OG 1070 (~17 Plato)

Fermentabili:
  • 6,5 Kg di malto Pilsner
  • 1 Kg di fiocchi d'orzo
  • 330 g di malto Melanoidin
  • 230 g di malto Carared
  • 60 g di malto Black
Luppoli:
  • 40 g di Hallertauer Magnum in pellet (16% AA) a 75'
  • 20 g di Centennial in pellet (8,8% AA) a 10'
  • 20 g di Amarillo in pellet (8,5% AA) a 10'
  • 20 g di Centennial in pellet (8,8% AA) al flameout
  • 20 g di Amarillo in pellet (8,5% AA) al flameout
  • 20 g di Centennial in pellet (8,8% AA) in dry-hopping
  • 20 g di Amarillo in pellet (8,5% AA) in dry-hopping
  • 20 g di Nelson Sauvin (11% AA) in dry-hopping
 dry-hopping effettuato nelle due settimane di maturazione successive alla fermentazione primaria.

Lievito: Fermentis Safale US-05 secco in busta da 11g, starterizzato per 18 ore.

Caratteristiche previste:
  • FG 1014
  • ABV 7,4%
  • IBU 80
  • SRM 15
Carbonatazione con 5 g/l di zucchero di canna.

La scelta del Pilsner come malto base in luogo del pale mi proviene dalla predilizione a usare il Maris Otter in purezza o quasi, mentre in questo caso lo vedrei un po' sacrificato dai malti speciali. I fiocchi, poi, per me non stanno mai male, che' oltre ad avere meno roba da macinare (a mano, col Marga...), contribuiscono al corpo ed alla tenuta di schiuma. Qui, per la prima volta, ne pompo un Kg, invece del solito mezzo. Vedremo.

Le considerazioni che mi sovvengono dopo tre cotte col nuovo impianto ed in procinto della quarta sono diverse. Da un lato la soddisfazione di essere riuscito a non sbracare troppo: l'accoppiata OG/litraggio, bene o male, si centra con una certa facilita', segno di un rigore che francamente non mi conoscevo. :) 

E poi la resa, che in tutta onesta' non mi sono mai dannato l'anima a calcolare, a occhio pare molto soddisfacente (superiore al 75%), come dicevo, a dispetto della geometria del nuovo tino filtro (metodo Zapap) che fa cagare di molto. D'altronde, erano i recipienti di quelle dimensioni qualitativamente migliori che mi riuscisse di trovare nei dintorni e tant'e'.

L'unico aspetto che un po' mi mette in ansia e' l'ipertrofia della sezione pentola-fornello. Cazzo, con le cotte da 25, devo sbattere in pentola 33 litri di mosto, filtrando (quasi) alla morte. Poi l'ultima volta m'e' scappato un pelo il gas e, come per magia, me ne sono uscito con 20 invece di 25...

Poi, e' vero che tra poco comincio con le cotte da 40 litri e il problema dovrebbe automaticamente rientrare. E poi le bolliture da 90' in questo non aiutano, difatti nelle prossime cotte da 25, riduco a 75' e via. 

O se no faccio qualche birra forte e sfrutto la concentrazione. Percio', a presto con la Fabyola tripel. :)

giovedì 11 novembre 2010

Vacanze a Orto Rotondo

Beh, noi signori sappiamo vivere, mica no. Come Burlesquoni, ne' piu', ne' meno.

Inizio della fase di lavorazione

Dopo l'esperienza fallimentare di ortobio ed acquisito il pieno controllo dei possedimenti terrieri, ci siamo cimentati nella preparazione della prima frazione di orto di produzione. Scimmiottando il modello permaculturale dell'aiuola a buco di serratura, tratto dal solito manuale di Bill Mollison, abbiamo tracciato due cerchi concentrici formando una corona circolare larga 3 m, per complessivi 55 m2 circa, considerando il sentiero. Le aiuole verranno tracciate a settori.

Questo, al di la' del rompere la monotonia delle forme convenzionali negli orti, serve a creare un punto di concentrazione per le attrezzature, evitando cosi' rosari di bestemmie mai udite prima per aver lasciato qualche cazzo d'attrezzo dalla parte opposta, oltre che ottimizzare l'irrigazione e le altre operazioni.

Ovviamente, dato che questo orto *deve* dare dei frutti piu' che presto, non ho potuto utlizzare tecniche che evitano la lavorazione del suolo, come la pacciamatura a tappeto, perche', se non vuoi lavorare tu devi lasciare alla natura il tempo di farlo per te. Successivamente, a fianco di questo, traccero'  un orto gemello da trattare appunto con la pacciamatura a tappeto, perche' il suo utilizzo e' previsto per la prossima primavera.

Aiuola lavorata
Per lavorarla in profondita', eliminando sassi e fittoni di erba medica, ho utilizzato la fida forca foraterra, che mi ha consentito di sbrigarmela in meno di due giorni senza sfasciarmi troppo. Tranne la giornata piena, dalle 8:30 alle 13 e dalle 14 alle 18, al termine della quale, effettivamente, ho bestemmiato in quattro lingue (escluso l'italiano) per entrare nella vasca da bagno.

Comunque, dopo aver suddiviso l'orto in otto aiuole rialzate, due delle quali divise a meta', ho seminato come segue e, dopo due settimane le piantine hanno cominciato a spuntare, a esclusione dell'aglio e dello scalogno che dormono ancora.



E chiudiamo con una bella immagine dell'orto come e' suddiviso:



E ora, un brindisi con un bel bicchierone di merlot!

lunedì 18 ottobre 2010

Brewing the Fabyola Blond

Dopo la visita dello zio V, con il quale - manco a dirlo - abbiamo passato 4 giorni fantastici, sono a narrare le ultime novita' che qui non mancano mai.

Intanto abbiamo completato l'installazione ed il rodaggio di questa meraviglia qui:


ottimo investimento per ridurre considerevolmente la spesa per il riscaldamento.

Dopodiche' ho agguantato il coraggio a due mani per approcciare un altro aggeggio inquietante, ovvero la sega circolare che ho acquistato d'occasione. Dopo una giornata di sega & martello ho realizzato finalmente il mio banco da lavoro, che' non ne potevo piu' di lavorare per terra o sui cavalletti.

In bolla, cazzo!
E' venuto bello massiccio e dev'essere completato con una copertura in lamiera zincata.

Nei prossimi giorni, dato che nel frattempo e' stata raccolta l'erba medica nel campo ed esso e' quindi ora nella mia disponibilita', avro' un bel da fare, ma nel mentre mi sono anche deciso a collaudare l'attrezzatura per fare la birra, realizzando quasi 24 litri della birra di cui al titolo.

Era ora.

Intanto, ecco la ricetta:

Fabyola Blond (IV versione)

Ingredienti per 24 l a OG 1058 (~14 Plato)

Fermentabili:
  • 5 Kg di malto Pilsener
  • 0,5 Kg di malto Aromatic
  • 0,5 Kg di fiocchi di farro
Luppoli:
  • 25 g di Hallertauer Magnum in pellets (14,6% AA) a 90'
  • 30 g di Tettnanger in coni (3,8% AA) a 10'
  • 20 g di Tettnanger in coni (3,8% AA) al flameout
  • 30 g di Tettnanger in coni (3,8% AA) in dry-hopping per due settimane in maturazione, dopo il travaso
Lievito: Fermentis Safbrew T-58 secco in busta da 11g, starterizzato per 18 ore.

Caratteristiche previste:
  • FG 1012
  • ABV 6%
  • IBU 55
  • SRM 6
Carbonatazione con 4,5 g/l di zucchero di canna.

Vabbe', ho fatto un po' di casino, tipo smettere di filtrare a 1016, salvo poi perdere 8 litri in bollitura (!) e dover compensare con 4 litri d'acqua nel fermentatore, ma alla fine non ho neanche svaccato troppo, dai.

Pensavo sinceramente di andare in merda con la filtrazione, invece il nuovo zapap, nonostante la geometria del cazzo - stretto, alto e con troppo spazio tra i due fondi - mi ha regalato una resa davvero sorprendente.

I problemi li ho quindi avuti in bollitura, complice il fornellone che funziona troppo bene. :)

Ecco qui un bel reportage fatto dalla mia dolce 4/5.

Harvey's brand new brewhouse!


Raccolta del mosto

Mosto in pentola

Verso la bollitura

La Fabyola Blond pronta per fermentare
Prosit!

martedì 5 ottobre 2010

Aspettando la terra

Oggi piove di brutto, cribbio. E tira un vento bello teso da sud, che porta un po' di calore del quale ultimamente pareva dovessimo scordarci.

Io sto ancora qua che aspetto che i ragazzi che hanno lavorato il campo fino ad ora facciano l'ultimo raccolto di erba medica, prima di cominciare la mia opera di trasformazione. Nel frattempo non mi sono fatto mancare due influenze di fila nel giro di tre settimane. Fantastico.

Escludendo questa piccola noia, tuttavia, tutto va per il meglio: l'ortobio sta progredendo esattamente come previsto, cioe' di merda. Ma non c'e' da preoccuparsi, dato che le problematiche ci sono ben note e lo utilizziamo come orto didattico, ovvero cosa evitare di fare sul futuro orto di produzione.

Ad esempio va completamente stravolta la strategia anti-limacce, eliminando le trappole alla birra. Se non avessimo fatto la cazzata di infilarle in mezzo all'aiuola, non avremmo realizzato come esse attirino piu' limacce di quante ne eliminino.

La strategia di produzione consistera' nell'isolare la zona orticola con una barriera di lamiera zincata e trattando l'interno con un prodotto a base di nematodi specifici. 

La pacciamatura effettuata con sfalci d'erba andata a seme equivale praticamente a non farla. Ora lo sappiamo per certo. La soluzione e' gia' in via di realizzazione, merce' l'acquisto di un potente biotrituratore per produrre pacciame dalle ramaglie, che tra breve, in periodo di potature, avremo in gran quantita'.
Approfondiremo comunque piu' avanti la questione orticoltura.

Nel frattempo ci ha fatto visita l'amico Marcio, che, tra le altre cose, ci ha portato una bella sorpresa: una bottiglia di pils che avevamo fatto insieme ben quattro anni or sono.

La bottiglia e' riciclata, eh!
Alla faccia delle masturbazioni sulla shelf-life, era in forma smagliante! :) 

Poi sono venuti i miei genitori con gli zii e i nonni. Ci siamo divertiti un sacco. Sono contento che i miei cari nonnini siano riusciti a vedere come ci siamo piazzati. Inoltre, abbiamo approfittato dell'occasione per farci portare a comprare finalmente la cucina a legna dei nostri sogni.

Attualmente e' piazzata in mezzo alle palle in attesa di ritoccare il muro dopo l'intervento del bravo muratore che ci ha realizzato la canna fumaria. Dopo l'installazione definitiva seguira' documentazione fotografica.

Altri acquisti hanno riguardato il fronte birra: sto lavorando alacremente al completamento dell'attrezzatura che mi consentira' l'upgrade ai 50 l, che mi pare il minimo indispensabile. Ieri ho finito di sforacchiare un secchio da 75 l per realizzare lo zapap.

Oramai manca poco, sto terminando di collezionare rubinetti e guarnizioni, poi dovrei assemblare il tutto. Anche qui non manchero' di documentare.

Ieri sera mi hanno consegnato la sega da banco, gingillo inquietante che mi permettera' di realizzare grandi cose, lo so. Da imprimere a fuoco le parole del cugino A, che e' del mestiere: "Questa taglia. Legno o dita, vedi te...".

Sempre sul fronte autoproduzione, stiamo andando piuttosto bene: grazie alla mia splendida 3/4, sono ora padrone del know-how della pasta fatta in casa:

Tagliatelle di Kamut e segale
Mentre nel fermentatore sobbolle, lento ed inesorabile, un mead. Sara' pronto tra non meno di un anno, ma noi contadini conosciamo bene il valore della pazienza. :)

Anche dal punto di vista umano non ci facciamo mancare nulla. Stiamo difatti conoscendo dei personaggi mica da ridere. Gente molto affine a noi per quanto riguarda la concezione dell'esistenza, ma a cui il fatto di aver avuto a disposizione spazio e risorse materiali ha permesso di realizzare cose incredibili.

Uno per tutti, il nostro nuovo amico R, persona dalla enorme e multiforme cultura, la cui cantina mi ha fatto cascare la mascella per terra: un capolavoro di ergonomia ed efficenza al servizio delle piu' disparate discipline di autoproduzione. Mi sento onorato del fatto che mi abbia accettato come allievo Padawan nella nobile arte della norcineria.

Che il colesterolo scorra potente in voi!

(bonus: foto di gatto imperiale)

Fripp the Hutt

lunedì 6 settembre 2010

Settembre e' il mese del ripensamento sugli anni e sull'eta'

Cosi' e' terminato agosto e con esso la stagione delle bisbocce. Tempo di rimettere il culo in carreggiata, si dice. 

Mica vero pero'. Se lo scorso mese per ovvie ragioni ci ha portato visite di un sacco di amici a distanza ravvicinata, e' altresi' assodato che molti ancora mancano all'appello e altri si ripresenteranno con una certa frequenza.

Ad ogni modo noi siamo gia' nell'ordine d'idee adatto a portare avanti i nostri compiti, pur con quella rilassatezza che ci permette di non annegare nel panico da troppe cose da fare e da consapevolezza dell'ignoranza totale in fatto di metodi e tecniche agronomiche.

Mi riferisco in particolare al fatto che, spesso e volentieri, le cose da fare in campagna si presentano tutte insieme ed anche alle inevitabili sottostime dei carichi di lavoro. Insomma: lavorare un'aiuola d'orto non e' come scrivere un programmello in PHP. Ma questo si sapeva.

L'aspetto tuttavia affascinante della cosa e' che - e anche qui ce lo si immaginava - i risultati positivi anche parziali danno una soddisfazione di tale intensita' da essere paragonabile solamente alle  delusioni che accompagneranno gli insuccessi inevitabili che ci attendiamo.

Qui possiamo esser bravi finche' si vuole (e non lo siamo manco per ampia approssimazione), ma la grandinata, le cavallette, il gelo e tutti quegli altri amabili cazzi che ravvivano la nojosa vita dell'agricoltore sono li', pronti a calare la mannaia sul tuo collo.

Pero' siamo pronti anche noi. E difatti, nonostante la tradizionale influenza di cambio stagione lo affligga da tre giorni, lo zio Harvey venerdi' scorso ha portato l'ampio didietro al mercato di San Vito e, sotto la guida esperta dell'amica L, ha selezionato qualche piantina per l'orto autunnale: cavolo cappuccio, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, cime di rapa e porri, piu' una busta di semi di radicchio di Treviso e dell'altra insalata che ora non ricordo.

Sicche' mi sono poi messo nell'ottica di lavorare un pezzetto di terra (il grosso verra' disponibile alla fine di settembre, dopo l'ultimo raccolto di medica) con un metodo desunto da varie letture. E vai con le immagini.

Dopo aver falciato le erbe, ho zappettato superficialmente le radici, come si vede, in maniera molto grossolana.

Successivamente ho lavorato (anche se dalla foto sopra si vede poco) il terreno, dissodandolo con una forca foraterra, che permette di smuovere la terra da sotto senza rivoltare le zolle.

Qui sopra, la forca foraterra, che si adopera facendola penetrare nel terreno appoggiando sul piede e col peso del corpo. Successivamente si muove in avanti per sbriciolare la terra e indietro per sollevarla, ossigenando.

A questo punto ho pacciamato l'aiuola con la stessa erba falciata e lasciata a seccare a lato. Ho depositato uno strato abbastanza spesso e uniforme.

Anche qui sopra si vede poco o un cazzo, ma ci sono le piantine messe a dimora con l'ausilio di un legno all'uopo appuntito, con il quale, nel terreno lavorato, e' agevole realizzare dei fori a misura dei panetti di terra. Una volta trapiantate e rincalzate le piantine, ho innaffiato abbondantemente con il frutto dell'ultimo attacco di shopping compulsivo: un bell'annaffiatoio di stagno da 10 L semplicemente spettacolare.

Infine ho cosparso il perimetro dell'aiuola con bentonite e cenere e piazzato un paio di trappole con la birra da sbarco per arginare l'assalto delle limacce (Arion spp.), che qui come altrove abbondano.

Ora, mentre la prima soluzione, oltre che essere scarsamente ripetibile (argilla e soprattutto cenere non devono essere cosparse nel terreno indiscriminatamente), non mi e' parsa molto efficace, la seconda, come si nota nell'angolo in basso a dx della foto sopra, e' decisamente migliore.

A primavera tuttavia, dato che le superfici coltivate aumenteranno esponenzialmente, dovro' pensare a qualche intervento di controllo piu' ad ampio raggio, ma sempre naturalmente nel segno della lotta biologica.

Ortobio, insomma.

sabato 21 agosto 2010

Pear Jam

Cominciamo allegramente la serie de "le ricette di nonna Harvey", con la marmellata di pere al profumo di vaniglia.



Orbene, avendo un bell'albero carico di ottime pere che cominciano pian piano a giungere al punto di maturazione, intanto che si cerca di rimediare un torchio da frutta per ottenerne del sidro, ho provato a ricavarne un piccolo quantitativo di marmellata a scopo sperimentale.



Naturalmente, data la nota scarsa dimestichezza del sottoscritto con l'argomento marmellata, schiere di amici si sono prodigate ad impartire i consigli piu' svariati e possibilmente in contrasto gli uni con gli altri: pere piu' mature/meno mature, piu' zucchero/meno zucchero, cuoci di piu' cuoci di meno, pektina kimika che' la chimica, si sa, a volte aiuta...

Alla luce di cio', la condotta operativa del vostro e' stata tanto naïf quanto irremovibile: faccio come dico io. Ed ecco percio' la ricetta per la "marmellata di pere profumata di vaniglia del Madagascar alla moda di nonna Harvey". E che pere, direi: infatti occorre considerare la qualita' notevole dei frutti, che nonostante l'aspetto acerbo hanno un grado zuccherino considerevole.

Ingredienti per quattro vasetti da 150 ml e uno da 500 ml, che quelli ciavevo.

  • 2 Kg di pere belle sode (sic!), un po' indietro di maturazione;
  • 200 g di zucchero di canna;
  • una bicchierata d'acqua;
  • il succo di un limone;
  • mezza stecca di vaniglia del Madagascar.
Procedimento.

Si taglino le pere longitudinalmente in quattro parti e, privatele del torso, del picciuolo e di tutti gl'altri troiai, si proceda suddividendo i quarti puliti in altre quattro parti, radunandole in una pentola di sufficiente capacita'.

Aggiungendo la bicchierata d'acqua, si porti il tutto a bollore leggero, coprendo inizialmente con un coperchio. Nel frattempo si uniscano il succo del limone e la mezza stecca di cannella, per la quale devo ringraziare il mio compare Diego, che me l'ha portata dal viaggio di nozze.

Si proceda nella cottura, scoprendo ad un certo punto, fino a che i pezzi di frutta risultino quasi del tutto disfatti. Nel frattempo si avra' avuto il buonsenso di sterilizzare i vasi in acqua bollente, ma partendo dal freddo, mi raccomando.

Quando la frutta e' quasi tutta sciolta, si aggiungera' lo zucchero e, rimestando onde evitare di far incollare il composto sul fondo della pentola, si completera' la cottura fino a che la marmellata non abbia raggiunto la densita' desiderata. Nel mio caso altri venti minuti.

A questo punto si estrarranno i vasi bollenti a mani nude e, riempitili di marmellata anch'essa caldissima, li si tappi con le capsule nuove di trinca ed all'uopo acquistate e li si ponga a raffreddare a testa in giu'.

Una volta raffreddati, li si etichetti e via. Una bonta'.

giovedì 19 agosto 2010

Intervallo



Oh, finito di pitturare di blu il bagno, una bella doccia eppoi un panino con soppressa d'oca, accompagnato da un'eccellente Rochefort 8 del 2007, che qui vedete ritratta con lo sfondo di una parte di cio' che da ottobre sara' la materia grezza che lo zio Harvey dovra' plasmare.



L'altroieri sono passati di qui Lorenza e Cesare di ritorno dalla Croazia e ce la siamo spassata un po' mangiando e bevendo; poi sono ripartiti l'indomani. Una bella improvvisata, ci siamo divertiti un sacco. Vi aspettiamo in autunno con i rinforzi. ;)

Invece ora stiamo aspettando l'arrivo di altri amici di cui avevo gia' scritto, mentre si avvicina il momento di Woodstort 2010, l'evento sponsorizzato da DG - Dolce Gubana, che non potra' non lasciare segni su quei pochi fortunati che vi parteciperanno. O meglio, di Fortunato vero ce ne sara' solo uno. E per fortuna, aggiungerei, che' altrimenti di birra bisognerebbe ordinarne un TIR.

giovedì 12 agosto 2010

Mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore

Agosto. Sempre passato a Milano, a parte quando andavo in vacanza con amici universitari, secoli fa.

Ora invece siamo qui, che alterniamo lavori in casa e visite di amici, che giustamente ci portano un po' di clima foriero d'ozio. Altrimenti staremmo sempre a lavorare perche' 'sta casa s'ha voglia di vederla non dico finita, ma quasi.

Pero' e' giusto alla fine pigliarci anche un po' di riposo dai supersbattimenti affrontati a luglio.

E comunque si fa sempre e comunque qualcosa.

Insomma, Massimo e Lele sono passati di qua un paio di giorni sulla strada per la Croazia, Manuela e Cristina sono qui di ritorno da Trieste; oggi Alfredo e Daniela, col piccolo Davide sono venuti a trovarci da Caorle con la scusa di portarci un piccolo distillatore (grandi!). Poi, settimana prossima arriveranno Adele, Mark e Nicoletta dal Surrey.

A fine agosto aspettiamo i soliti noti per la rimpatriata in tenda. Se cosi' vogliamo definirla.

E non dimentichiamo lo zio V, che, quando si stanchera' di ubriacarsi in giro per il Belgio, e' caldamente pregato di presentarsi qua per un soggiorno disintossicante. Grazie.

Nel frattempo abbiamo completato la tinteggiatura della nostra camera da letto di un bel color rosso casa cantoniera. Sono soddisfatto al punto che e' difficile resistere alla tentazione di scartare tutto prima che la tinta sia asciutta, mandando il lavoro a puttane, merce' anche il fatto che mentre sto scrivendo sorseggio una Left Hand Imperial Stout, assolutamente perfetta per la stagione.

Vabbe', si tira avanti.

sabato 31 luglio 2010

Prima settimana di vita in campagna

E' passata ormai la prima settimana qui nel Far East e, per quanto possa sembrare, la sensazione di stare in vacanza, che sarebbe anche preventivabile, non ci sfiora nemmeno.

Mi spiego: qui si sta alla grandissima e tutto, belli rilassati, tanto che dei miei momenti di soffocamento a Smogville non se ne vede gia' piu' traccia, ma il punto e' un altro. Viviamo - abbiamo iniziato cioe' da subito - con la piena consapevolezza che questa e' una vita tutta nuova, non una vacanza.

Ovvero, e' una sensazione incredibile sapere di non dovere piu' rispettare i ritmi e le condizioni dettate da qualcun altro e fare il proprio lavoro, la propria cosa che ha il senso preciso che stabiliamo noi per noi stessi.

Certo, questo comporta mettere pesantemente in discussione lo stile di vita che ci e' stato messo davanti agli occhi da quando siamo nati, ovvero il modello di vita consumistico. Lavoro d'ufficio , automobile e una miriade di cazzate da comprare. Produci, consuma, crepa, ci diceva crudamente L1nd0 F3rr3tt1 un tempo.

Tuttavia, io ho sempre avuto un po' questa tendenza, che evidentemente aveva solo bisogno di espandersi, di fiorire. Prova ne e' il fatto che con uno stipendio che molti trovano appena sufficiente per campare, sono riuscito negli anni passati, non solo a campare, ma a pagarci il mutuo, non farmi mancare nulla e persino a risparmiare.

Quindi il momento di rimboccarsi le maniche e' adesso, subito.

Da una settimana stiamo percio' mettendo sottosopra la casa per poi sistemare la nostra roba, che sta sparsa dappertutto. Abbiamo cominciato levando gli stipiti dalle porte della cucina e della sala, combinando un mezzo casino. In sostanza, forzando le zanche che fissavano gli stipiti della cucina, son venuti giu' i tocchi di malta. Una figata.

Adesso stiamo ricostruendo il muro, con l'intento poi di tirarlo liscio sui bordi e piazzarci una travetta in cima. In sala stessa cosa, ma di maggiore effetto, dato che l'apertura e' doppia in larghezza ed e' alta fino al soffitto.

Oggi poi sono particolarmente soddisfatto, perche' ho finito di tinteggiare sala e anticamera di rosa antico, con soffitti e profili di porte e finestre bianchi. Tre mani di bianco e due di rosa.

I lavori proseguono un po' a rilento per via degli strascichi di burocrazia che ancora dobbiamo smaltire: TARSU, conguagli utenze, roba cosi', e, dulcis in fundo, il rogito di questa casa fissato per martedi'.

Vai all'ufficio postale o a spedire un fazz o a comprarti un bel flessibile e ti si accorcia la giornata in modo pazzesco. C'e' da dire che qui il tempo non basta mai e le giornate pare che sian di sei ore, cazzo.

Per il resto, c'e' un clima in 'sti giorni che ci metterei la firma ad avercelo tutto l'anno: la notte fa addirittura fresco, tanto che si dorme con lenzuolo e copriletto.

Da una settimana stiamo in pratica magnando a sbafo. Lo zio A (questo e' uno zio vero, pero'!) ci ha portato una sporta di zucchine ed e' anche il fornitore dell'ottimo Merlot di cui ci abbeveriamo. La cugina F pomodori, peperoni, zucchine, cetrioli, peperoncini dolci e piccanti, una marea di sedano e un botto di prezzemolo. L'amica L pomodori, melanzane e uova. Una paccata di uova anche dall'amica C. Abbiamo poi le susine dell'albero in giardino.

Insomma, non oso immaginare quando cominceremo ad avere anche noi il nostro orto e le nostre bestiole...

Tra l'altro, credo di non aver mai assaggiato dei pomodori come questi dell'orto. Spaccano.

Tutto bene, quindi, qui nel Far East. Ah, quando riusciro' a recuperare la fotocamera - nel 2020, penso - comincero' a postare anche qualche bella foto, tipo della roba che marcisce nella compostiera.

venerdì 23 luglio 2010

Finalmente a casa

Bene, ci ho messo si' e no mezza giornata ad abituarmi al mio nuovo status di disoccupato.

Il giorno successivo gia' si correva contro il tempo per inscatolare roba e prepararla per l'indomani, allorche' partivamo con mio cognato, munito di camion da muratore, per effettuare il trasloco finale. Naturalmente venerdi' e sabato sono stati i giorni piu' caldi, ma ne siamo usciti vivi, in ogni caso.

La settimana poi e' trascorsa tra festeggiamenti e commiati con gli amici e l'impacchettamento delle ultime cose in giro, con la consapevolezza crescente che caricare tutta quella roba sulla vecchia Panda del babbo di Fabiola, piu' due gatti, sarebbe risultato l'ennesimo sbattimento micidiale.

E arriva la giornata di ieri. La peggiore che ricordi da sempre.

Dopo essere andati a dormire alla una, causa bisboccia con gli amici, mi sveglio alle 6 con una carogna addosso ch'era pazzesca, il cinese maldigerito ancora in circolo ed una sensazione di morte nell'anima.

Alle 9 mi presento per il rogito: ottimo, non sono piu' proprietario di un cazzo a Milano. Poi in banca e rientro a casa verso mezzodi', con Fabiola che ha finito le ultime cose da fare.

Carichiamo la Wanda del suocero all'inverosimile, spiego alla nuova proprietaria quello che c'e' da spiegare, bombiamo i gatti col sedativo e partiamo verso le due e dieci.

Guido per 350 Km in posizione un po' costretta, bestemmiando come un cosacco per via dei troppi camion, che' si rischia la pelle di continuo. Un po' di coda per un tamponamento tra mezzi pesanti a Vicenza: fortunatamente era appena successo e abbiamo perso giusto venti minuti fermi sotto al sole.

Eravamo un bel po' preoccupati per i gatti: Fripp boccheggiava e Trudy pareva morta. In realta' la troia era strafatta e ha dormito tutto il tempo.

Il tratto passante-Portogruaro fortunatamente era bello sgombro e si e' viaggiato a 120, velocizzando parecchio l'avvicinamento alla meta. Alle 18:30 varcavamo il cancello di casa (sic!) e liberavamo i mici, consegnandoli ad un nuovo mondo, parecchio diverso dai 44 m2 di Smogville.

Ora siamo qui, finalmente festosi, sereni e con un sacco di cose da fare. Ma con calma.

L'ultima palpata - la giornata infernale - finalmente alle spalle.

Da stamani sono residente a San Vito al Tagliamento.

Ecco, questo momento di grande gioia lo voglio dedicare a tutti gli amici che ci sono stati vicini e ci hanno supportato spiritualmente e materialmente nel conseguimento di questo risultato: vi voglio bene, ragazzi e pensare che non siamo piu' cosi vicini mi viene il magone.

Ma voi lo sapete: quando ci verrete a trovare sara' una doccia di pura gioia distillata.

martedì 13 luglio 2010

The Final Countdown

Dopodomani, giovedi' 15 luglio, ultimo giorno di lavoro. E questa e' gia' una data importante: 13 anni e mezzo in questa azienda ed un totale di 18 anni passati negli uffici a picchiar tasti di computer ti danno da pensare. Soprattutto quando hai deciso che non fa per te ed in fondo l'hai sempre saputo che la tua strada portava altrove.

Sin da quando cominciai a lavorare, infatti, coltivavo il sogno di mollare la vita da mezzemaniche e andarmene in campagna da qualche parte. Solo che non sapevo ne' dove, ne' come.

Infatti non rimpiango questi anni passati, un po' perche' comunque la passione per i computer mi ha portato esattamente dove volevo arrivare, in piu' la mia innata inclinazione per il risparmio mi permette adesso di avere risorse per realizzare quello che voglio. Ma soprattutto questo periodo mi ha permesso di conoscere persone, alcune delle quali assolutamente stupende.

Tanto per dire, nell'ambito lavorativo ho conosciuto mia moglie Fabiola, senza la quale tutto questo non sarebbe stato possibile.

Quindi grazie di tutto, mamma Eura: i momenti di scazzo son gia' dimenticati, resta il ricordo dei party^H^H^H^H^H fermi notturni, degli aperitivi, delle zingarate e di tutti i pazzi che sono passati per questi uffici.

Dedico questo mio piccolo momento di grande gioia all'amico Sebastiano "Sega" Pane, ça va sans dire. Ottimo Sega, sarai comunque tra noi, quando brinderemo dopodomani.

Poi, il giovedi' 22 c'e' il rogito e quindi il contestuale addio a Smogville.

Ecco, mollare questa citta' del cazzo invece non mi provoca alcun tipo di nostalgia. Non mi mancheranno i guerrieri della strada, il casino 24 ore su 24, questo caldo colloso che, complici l'asfalto e l'assenza di verde, non ti molla manco di notte. Non mi mancheranno i piani urbanistici demenziali, la caccia al centimetro libero da cementificare, il cibo di merda, la cassetta delle lettere invasa di spam e l'aria fetente, carica di polvere nera e appiccicosa.

Proprio stamani, mentre me ne venivo al lavoro in bicicletta come sempre, tre stronzi automuniti+uno in bici, nell'arco di 8 Km, hanno tenuto a rammentarmi come questa citta' non sia fatta per la gente normale che e' in grado di rispettare quattro regole del cazzo, ma per coatti arraffoni la cui unica legge di riferimento e' quella della jungla. Saranno loro infine, assieme agli scarafaggi, a contendersi il territorio. Beh, buon pro vi faccia.

C'e' di buono che niente e nessuno puo' turbare lo stato di grazia ed il senso di liberazione che provo in questo periodo. :)

Iz de fainal cauntdaun...


lunedì 5 luglio 2010

La furgonata pazza

Il pezzo piu' grosso del trasloco e' fatto.

Giovedi' sera, grazie al prezioso contributo degli amici Voppe, Asmodeo e Cicciolinux abbiamo riempito ben bene un Ducato preso a noleggio e, partiti alle 22:21, siamo giunti a casa in Friuli alle 1:51 senza complicazioni. Era da ottobre 2007 che non guidavo e l'ultima volta si e' trattato di una berlina 2000 cc, che ci ha portato in giro per la California durante il viaggio di nozze. Beh, devo dire che non me la sono cavata male.

La notte abbiamo riposato egregiamente, grazie ad un clima fresco che a Smogville ce lo si sogna, merce' l'ottimo asfalto che rilascia di notte il calore che incamera di giorno. L'indomani, dopo una ricca colazione, io e Fabiola abbiamo scaricato il furgone nel giro di un'ora e siamo ripartiti alle 12:30.

Il ritorno non e' stato rilassante quanto l'andata: sulla A4, per quanto il volume di traffico fosse nella norma, l'idiozia piu' pura dettava legge. In caso ce ne fosse stato bisogno, ho avuto un bel refresh sui motivi che mi hanno spinto, nel corso degli anni, a rinunciare prima all'automobile e successivamente anche alla moto.

Ma tant'e'. Siamo arrivati a Smogville prima delle 16 di venerdi', sfatti ma contenti e con ancora davanti l'intero fine settimana. Ottima cosa.

martedì 22 giugno 2010

Antipasto di vita in campagna

Settimana scorsa ho preso ferie per trascorrere un po' di tempo con la mia bella nella nostra futura casa e iniziare a fare qualche lavoretto. Partiti sabato, accompagnati dall'amico Big G con il suo magico Doblo', abbiamo approfittato per traslocare un po' di roba di casa e mezza cantina. Fantastico.

Lunedi' ho cominciato a lavorare alla compostiera - la prima della serie - realizzata con legno di risulta ed una rete zincata extra-lusso: e' stato come incastonare diamanti nel guano, ma il risultato mi pare apprezzabile. Di seguito le immagini catturate, ahime', col merdafonino, che' la fotocamera l'avevo lasciata a Smogville:





Si noti il pregevole particolare dello sportello per il prelievo di campioni dal fondo, un trionfo d'ingegneria barbonica. Comunque la compostiera e' gia' in opera anche se posizionata in una lochéscion provvisoria.

Lunedi' poi si era andati a far spesa di tinture murarie per cominciare a tinteggiare l'anticamera, ma alla sera un allegro uragano ci ha scombinato un tantino i piani sradicando una betulla di fronte a casa. Sicche' il giorno successivo, grazie al provvido intervento del vicino di casa munito di motosega, si e' provveduto a fare a fette il tronco ventennale, di modo che lo zio Harvey avesse poi agio di lavorarselo con scure all'uopo acquistata e sega a mano.

Bella ginnastica, tonificante, non c'e' che dire.

Tutto questo ci ha fornito elementi di riflessione in piu', cosette di cui tenere conto nel collocare gli elementi del nostro sistema e non solo. Ora sappiamo che le strutture mobili, tipo serra, ricoveri per le bestie ed altro dovranno essere ben ancorati a terra e sicuramente riparati da elementi frangivento.

Sappiamo inoltre che tra le prime e piu' dispendiose attrezzature da procurarsi non dovranno mancare una buona motosega ed un bio-trituratore bello potente per triturare ramaglie e farne pacciame o compost, roba che per noi sara' come l'oro. Queste macchine, come pure il compressore, dovranno essere necessariamente dotate di motore a scoppio, in quanto abbisognano di potenza tale da non poter essere fornita dal contatore standard da 3kW.

Il resto della settimana e' trascorso trapiantando piantine di qua e di la, visitando parenti e amici ed osservando attentamente l'evoluzione delle specie vegetali nel campo. Questo mi ha dato modo di verificare la veridicita' di alcune schede che sto approntando per il discorso permacultura: la robinia ed il rovo comune sono VERAMENTE infestanti e bisogna usarle con criterio.

A proposito del campo, parlando con i ragazzi che lo lavorano attualmente, ci hanno chiesto di poter ultimare il raccolto di erba medica a fine settembre. Cosa che non ci crea alcun problema, dato che fino a quel periodo saremo concentrati sui lavori da fare in casa (tinteggiatura, coibentazione, ecc.) eppoi l'inizio dell'autunno richiedera' sforzi da parte mia per realizzare le prime scorte di birra, sidro, e idromele da stoccare per l'inverno.

Eppoi c'e' la vendemmia e il vino da fare con lo zio di Fabiola. Quindi, sperando nel favore delle condizioni meteorologiche, si comincera' l'opera di recinzione della zona I (casa), degli orti e del pollaio nei mese di ottobre e novembre.

Il ritorno a Smogville e' stato un trauma, sempre di piu' un trauma cazzo, ma in fondo non e' tanto il caso di parlarne.

Evviva!

(coming soon: La furgonata pazza)

martedì 8 giugno 2010

Varie

E' un periodo un po' convulso, questo.

Naturalmente chiudere un'epoca lavorativa durata oltre 13 anni, traslocare a 350 Km di distanza, vendere una casa e comprarne un'altra sono tutte attivita' a forte rischio di generar cazzi, sotto forma di spese impreviste e robe da fare che si devono incastrare come i pezzi del tetris.

D'altronde sapevamo tutto questo e affrontiamo la cosa nella maniera piu' zen possibile. Avrei dovuto essere in ferie, da dopodomani fino a fine mese. Un po' per riposare, che ne ho davvero bisogno, ma anche per cominciare a mettere a posto qualche stanza, chesso', tinteggiare pareti, restaurare serramenti. Roba cosi'.

Anche cominciare a organizzare il lavoro di isolamento termico della casa non sarebbe male, visto che l'ideale sarebbe terminare il tutto entro il prossimo inverno. E invece devo sistemare un paio di cosette, qui, che richiedono la mia presenza e quindi dovro' rivedere un po' le mie priorita'... Vabbe', tutto questo finira'.

Invece, nel periodo in cui non ho piu' scritto nulla qua, siamo stati in Friuli con lo zio V, per un fine settimana che non esito a definire idilliaco. Abbiamo ovviamente mangiato e bevuto ottimamente. Abbiamo visitato una cantina - su suggerimento di un amico che di vino un po' ne capisce ;) - a 15 Km dalla nostra futura casa, che smazza vini della madonna a prezzo umano.

Abbiamo poi cominciato l'osservazione del campo, annotando mentalmente le specie piu' notevoli. Certo e' che lo zio V e' uomo dalle mille risorse: riconosceva piante con una sicumera disarmante. Questo e' un pioppo, questa una robinia e cosi' via.

Tornati a Smogville, abbiamo preso a inscatolare libri, smontare librerie ed a seguire l'allegra processione burocratica. Tutta roba da mal di testa, ma come gia' detto finira'.

Non vedo l'ora di iniziare a menar le mani.

lunedì 17 maggio 2010

L'analisi funzionale della gallina (o l'Osservatore Friulano)



In questi giorni stiamo rileggendo "Introduzione alla permacultura" di Bill Mollison, cominciando a farci un'idea su come disegnare il nostro "insediamento umano sostenibile" e collezionando appunti su specie vegetali che potrebbero fare al caso nostro.

Il sistema, giunto a maturita', dovrebbe comprendere l'orto, il pollaio, uno stagno, pascolo per pecore e capre ed un bosco. Sull'ubicazione relativa di queste aree attualmente abbiamo pochi dubbi, semmai ci sara' da lavorare di cesello per definirne interzone ed eventuali compenetrazioni.

Anche la definizione delle zone ci appare abbastanza chiara: casa, serra, orto e pollaio (zona I); stagno e pascolo ovocaprini (zona II); bosco (zona III e IV). Magari quando ho un po' di tempo posso cominciare a postare un disegno ipotetico, cosi' da vedere anche come cambiera' nel tempo.

Perche' naturalmente, allo stadio attuale di studio su carta e cazzeggio speculativo (io e Fabiola ci divertiamo a immaginare come sara'), mancano i presupposti per stabilire se le nostre convinzioni attuali siano corrette o meno. Manca l'osservazione.

Certamente possediamo gia' alcuni elementi di valutazione che ci evitino di commettere errori macroscopicamente grossolani, come ad esempio l'orientamento del fabbricato, l'ubicazione delle sorgenti d'acqua ed un'idea di massima sul clima e sull'orografia della zona (30m s.l.m., piattone totale!). Oltretutto abbiamo cominciato da tempo ad allungare l'occhio sulle piante spontanee e sul bestiame selvatico.


Quello che ci manca, ad esempio, e' schiaffare su carta i settori di insolazione estiva ed invernale, nonche' la direzione dei venti prevalenti dato che e' zona abbastanza soggetta, temperature e tassi di umidita' medi. E poi tutto un gran lavoro di osservazione di fino: catalogazione delle specie vegetali e animali gia' presenti, natura del terreno e via cosi'.

Poi c'e' tutto il lavoro di documentazione sugli elementi che intendiamo inserire nel sistema e da qui la prima parte del sibillino titolo: la scelta e l'ubicazione di un elemento (pianta, animale o struttura) dipendono dalle caratteristiche dello stesso in relazione con gli altri.

Occorre valutare ciascun elemento come possa essere funzionale agli altri per cio' che consuma, produce o per la sua semplice presenza fisica (l'ombra di un albero, ad esempio). Le informazioni sono la chiave di volta della progettazione in permacultura e credo che investire in libri, oltre a procurarci da subito una connessione internet decente, sia un ottimo punto di partenza.

Messo cosi' ha tutta l'aria di essere un lavoro certosino, colossale, virtualmente infinito. Dovremmo forse sentirci spaventati e sopraffatti da una tale mole di attivita' da svolgere, peraltro senza l'ausilio di alcuna esperienza precedente.

Ma proprio partendo dalle parole di Mollison siamo convinti di provare a sfruttare la nostra ignoranza come una risorsa, anziche' viverla come un limite: non abbiamo preconcetti. E personalmente ho sempre amato affrontare le situazioni lavorative complesse, anche le matasse apparentemente impossibili da sbrogliare. Mi attizzano da matti.

venerdì 30 aprile 2010

Library


Bene, cominciamo col piede giusto questa nuova avventura: ordinando una bella serie di libri sull'agricoltura e l'allevamento.

All'uopo, ho selezionato una serie di titoli imprescindibili, testi di base a partire dai quali avventurarsi poi in approfondimenti, qualora fosse necessario. Per la selezione tematica mi sono basato su quelle attivita' che certamente costituiranno l'ossatura produttiva iniziale.

Ecco la lista:
  • Agricoltura biologica mediterranea
  • Difesa fitosanitaria in agricoltura biologica
  • L'ABC dell'orto biologico
  • Leguminose e agricoltura sostenibile
  • Lotta biologica
  • Manuale di autoproduzione delle sementi
  • L'allevamento della capra
  • Igiene zootecnica
  • L'allevamento degli ovini
  • L'impianto del frutteto
  • Manuale di frutticoltura
  • La difesa delle piante da frutto
  • La potatura degli alberi da frutto e dell'olivo
  • Le api
  • Viticoltura ed enologia biologica
  • I fertilizzanti, il terreno e la pianta
  • Metodi di irrigazione
Bella, eh? Assieme agli altri libri che gia' colleziono da un po', andra' a costituire la mia biblioteca di agricoltura e attivita' affini. Gia' me la vedo! :)

(grazie, zio V, per l'indispensabile supporto!)

mercoledì 28 aprile 2010

SOLD!


Dopo la firma del contratto preliminare di linedi', ora posso ufficialmente comunicare agli amici che mi seguono che la casa di Smogville e' VENDUTA. :)

Posso dirlo: in culo ai disfattisti da bolla immobiliare e ai tifosi della vendita al ribasso. La flemma E', a tutti gli effetti, la virtu' dei forti.

Il rogito e' previsto entro e non oltre il 30 luglio, tre mesi da adesso.

Ora il volano e' in moto, si fa sul serio. Inizialmente un sacco di scartoffie e la gestione dell'ultimo periodo di lavoro, poi il trasloco, la pianificazione delle attivita' future e l'inizio dei lavori da fare tassativamente prima dell'inverno. Il tutto, naturalmente, senza scordarsi abbondanti festeggiamenti.

Questo contenitore potra' finalmente ambire agli scopi per cui era stato concepito, che' ultimamente s'era connotato piuttosto come raccolta di materiale birrario e pipponi a tema ecologico: tutta roba che ha la sua importanza e la sua gioia intrinseca, ma che senza la spina dorsale del filone principale cominciava a suonare - a me per primo - come un grido d'angoscia.

Adesso e' finalmente il tempo dello sforzo gioioso (no, non quello), e' il tempo della pugna, e' tempo di cambiar vita, che cazzo!

giovedì 22 aprile 2010

Domenico Finiguerra: esiste un'altra Italia

Domenico Finiguerra, classe 1971, e' il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, comune della provincia milanese dalle parti di Abbiategrasso. E' stato rieletto per la seconda volta nel 2007 col 62,1% dei voti contro il 50,1% del 2002, anno d'esordio, con la lista civica "per Cassinetta". Non e' iscritto ad alcun partito, anche se si colloca politicamente in un'area di centrosinistra.

Domenico e' a buon diritto un illuminato: promotore con altri del movimento "Stop al consumo di territorio" e' riuscito nell'impresa di trasformare il suo nell'unico comune italiano a crescita-zero. Significa che nel territorio del comune non viene costruito nulla di piu' dell'esistente e, per far fronte alle esigenze edilizie si recupera il patrimonio esistente, adattandolo ai bisogni.

A pensarci, non e' davvero cosa da poco: per un amministratore pubblico, resistere alla tentazione di incassare grassi oneri di urbanizzazione significa avere letteralmente le palle d'acciaio, per non parlare del far digerire questa vera e propria rivoluzione alla cittadinanza. Cittadinanza che evidentemente apprezza.

Domenico e' una di quelle pochissime persone che riaccendono in me la speranza che non tutto sia perduto, che una societa' piu' giusta e condizioni di vita piu' umane siano realizzabili per tutti. Per questo pubblico di seguito, con il suo permesso, la mail che stamani ha inviato a tutti i suoi contatti. Non credo occorra alcun commento: solo leggere e riflettere.

Con questa lettera mi rivolgo ai 1800 cittadini di Cassinetta di Lugagnano, ai frequentatori del mio sito internet, ai miei contatti sui social network, ai 30 mila aderenti alla Campagna Stop al Consumo di Territorio, ai 420 mila sostenitori dell’Acqua Pubblica, alle migliaia di persone che ho incontrato in incontri pubblici, conferenze e dibattiti, ai miei colleghi, amministratori o politici.

Negli ultimi 8 anni sono state molte le occasioni per scrivere, commentare, riflettere a voce alta.
Ho condiviso con dei fantastici compagni di viaggio, il gruppo “Per Cassinetta”, protagonisti dell’esperienza di rinnovamento del nostro comune, l’orgoglio e l’onore di guidare Cassinetta di Lugagnano, la sua comunità e il suo territorio, nella difesa dell’ambiente, del paesaggio e dei beni comuni, per la terra e per l’acqua.
Ho condiviso la speranza e la volontà di contribuire alla costruzione di un futuro migliore e diverso per i nostri figli.
Insieme alla mia giunta ho sempre manifestato pensieri e idee con la massima sincerità.
Oggi, non posso non fare altrettanto.

Spesso i politici dicono e fanno cose con lo scopo di accattivarsi la simpatia dei cittadini elettori. Prestando molta attenzione a non urtare le sensibilità e le suscettibilità. Evitando scomodi argomenti che potrebbero far perdere qualche voto al loro partito.

Sono stato eletto nel 2002 e riconfermato nel 2007 alla guida di una lista civica. Senza nessun legame con i partiti. Ma la mia storia personale e le mie idee mi collocano nella parte del campo che si contrappone (o sarebbe meglio dire dovrebbe farlo), all’attuale maggioranza di Governo guidata da Silvio Berlusconi e da Umberto Bossi.
Per l’affetto o per il rispetto che devo a tutti i cittadini di Cassineta e a tutti coloro che mi seguono in rete o che mi hanno ascoltato in qualche sala pubblica, cinema o teatro, è per me indispensabile manifestare apertamente il mio pensiero rispetto alla deriva culturale e all’impoverimento civile che sta interessando l’Italia.

Negli ultimi anni, lentamente, giorno dopo giorno, si è diffuso un amaro rancore preventivo nei confronti di chi è straniero, di chi professa altre religioni rispetto a quella cattolica, di chi è diventato nostro vicino di casa. “Andate via, a calci nel c…!”, “L’Italia agli Italiani!”,“Giù la mani dalle nostre donne, dal nostro lavoro, dal nostro crocifisso!”
Quante volte abbiamo udito queste frasi? Alla televisione, alla radio o in comizi elettorali.

Ma nelle ultime settimane l’accelerazione di questo processo e l’affermazione di prassi e comportamenti indegni di un paese che vuole definirsi civile, ha assunto un carattere davvero insopportabile. Ha cominciato a coinvolgere in maniera diretta i bambini. E cosa ancor più grave, per me, ha visto sindaci e assessori agitare spettri e propaganda per far venire ai cittadini la bava del livore alla bocca, sperando di interpretare questi istinti primordiali e alimentare così il proprio consenso.

Un comune in Provincia di Verona ha lasciato a piedi i bambini (figli di stranieri) non in regola con il pagamento dello scuolabus. Così, se le porte del pulmino giallo si aprivano per taluni, per altri si chiudevano. “Tu sali! Tu resti giù!”

In un altro comune in Provincia di Brescia alcuni bambini (sempre figli di stranieri) non in regola con il pagamento della refezione sono stati lasciati a digiuno. Proprio così. Mentre i loro compagni venivano serviti con pastasciutta, bistecca e insalata, questi piccoli esseri umani si sono trovati davanti un semplice pezzo di pane e dell’acqua. Quando un imprenditore, volendo separare le sue responsabilità da quelle del suo sindaco, ha voluto saldare il debito per conto delle famiglie morose, gli sono giunti messaggi indispettiti, raccolte di firme contro la sua donazione. Perché? Perché si era azzardato a guastare il clima di ritorsione collettiva e vendicativa… a sporcarlo con un gesto di buona volontà?

Una vergogna. Una vera e propria vergogna. Ho provato ad immaginare mio figlio, seduto ad un banchetto. L’ho immaginato guardare il suo compagno mangiare ed abbassare lo sguardo, umiliato, senza sapere perché. Ho provato ad immaginarlo con lo zainetto in spalla tornare mestamente e a piedi verso casa. Il capo chino e l’etichetta di diverso sulla giacchettina.

Cari cittadini e cari amici,
di fronte a questi episodi, cartine di tornasole di cosa è diventato il nostro paese, non posso tacere. Non posso non gridare il mio disprezzo umano e politico per chi nell’intento di ottenere voti e approvazione, non riuscendo a far pagare genitori morosi, si inorgoglisce nel prenderne a calci i figli. Si inorgoglisce. Invece di mettere in campo un’azione doverosa di recupero e verifica dell’evasione, cavalca tale occasione per raccogliere i frutti dall’albero dell’insofferenza diffusa.

Io sento il dovere morale di dire e fare la mia parte. Innanzitutto non voltandomi, per opportunismo, dall’altra parte, diventando così complice. Corresponsabile morale di una classe politica di aspiranti gerarchi che cercano visibilità in un regime culturale fondato sulla ripugnanza, sull’egoismo e sulle povertà ideali e materiali. Sospinti da cittadini che hanno smarrito, sono stati spogliati o si sono liberati dei sentimenti di fraternità e pietà.

Sul mio sito si parla molto di temi ambientali. Ma di fronte ai respingimenti in alto mare di donne e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra, di fronte ai cadaveri di stranieri ammassati nel deserto libico perché non idonei ad avere un pezzo di carta, di fronte alle scene di razzismo e deportazione cui abbiamo assistito alcuni mesi fa a Rosarno, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di nucleare o risparmio energetico.

Di fronte alle rivoltanti e spregevoli parole di politici che incitano alla caccia al diverso, sia esso musulmano, nero o omosessuale, di fronte a questa deriva barbarica, che sta gettando le basi, e forse ha già costruito, una società della violenza, dell’invidia e dell’iperindividualismo, di fronte agli sguardi di giustificazione (se non addirittura di approvazione) delle parole cariche di retorica razzista, di fronte ai fatti prodotti da un clima che ricorda quello preparatorio dei tempi bui del nazi-fascismo, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di inceneritori o autostrade.

Di fronte al degrado civile e morale del mio paese, l’Italia, che sta mostrando in questi giorni il suo lato peggiore, mi sento in dovere di manifestarvi tutto il mio disagio e la mia indignazione. Affinché tutti voi sappiate da che parte sto. Anche se, e ne sono consapevole, ciò comporterà da parte di alcuni di voi, ma spero di pochi, l’abbandono di sentimenti di simpatia nei miei confronti.

Ma ciò che io vi chiedo non è la simpatia. Osservando insieme a voi gli occhi di un bambino che implora pietà su un gommone o quelli di un uomo abbassato su una pianta di pomodori, ciò che io vi chiedo è la comprensione e la solidarietà, per loro.

Da pochi giorni è passata la Pasqua. La gran maggioranza di voi ha festeggiato la Resurrezione di Gesù. Lo stesso Gesù che se fosse nato oggi, in Italia, magari in una catapecchia della periferia milanese, non sarebbe stato salutato con riunioni di gioia e cori di giubilo, bensì con presidi di protesta e cori razzisti.
Se siete credenti e cristiani e vi recate in chiesa tutte le domeniche, udirete parole che invitano all’amore. Ascoltatele.
Non prestate orecchio a chi, ostentando un fazzoletto verde nel taschino o una spilletta con uno spadone puntato in alto, a pochi metri del sagrato della chiesa, vi indica come unica strada da percorrere quella della paura, dell’odio e dell’intolleranza.

Pensate invece ai vostri figli e alle prossime generazioni. Cercate di non trasmettere sensazioni di lontananza rispetto a chi ha il colore della pelle diversa, a chi prega un dio diverso, a chi viene da un paese diverso. Perché non sarà né bello né piacevole per i vostri figli, vivere in un paese dove ci si guarda con diffidenza o indifferenza. Dove il pregiudizio annega ogni stimolo alla reciproca conoscenza. Dove il benessere individuale viene prima di ogni regola di giustizia sociale e collettiva.

Forse non ho nessun diritto di dirvi tutto questo, e mi scuso se ciò è vissuto da parte vostra come una sorta di predica. Ma io sono un sindaco e, seppur piccolo, sono un rappresentante delle istituzioni ed è bene che i cittadini che rappresento e quelli che si soffermano ad ascoltare ciò che dico e propongo in rete, sappiano quali sono i sentimenti che si agitano nel mio cuore.

Io sto dalla parte delle sorelle e dei fratelli stranieri. Quelli che arrivano disperati in cerca di speranza. Quelli che muoiono di stenti implorando accettazione. Quelli che sono sfruttati senza ritegno da delinquenti e criminali. Quelli che tutti i giorni accompagnano i nostri figli a scuola, quelli che curano i nostri anziani e che cureranno noi tra qualche anno, quelli che lavano i nostri gabinetti, quelli che si sporcano le mani di grasso per noi.

Io sto dalla parte dei bambini che non hanno colpa o peccato e che, pur avendo un genitore che non vuole o magari semplicemente non può pagare la mensa scolastica, hanno comunque diritto, come tutti i bambini del mondo, alla serenità e a vedersi riconosciuti pari dignità e diritti dei loro compagni di banco.

Io sto da questa parte e sarebbe bene che tutti, i piccoli e i grandi sindaci, gli assessori o i consiglieri comunali, le liste civiche, quelle democratiche, quelle progressiste, di centrosinistra o semplicemente di ispirazione civile o addirittura quelle di centrodestra che non condividono questa deriva di ostentata disumanità, così come i militanti, gli uomini di cultura, i blogger, i pastori, i cantanti, i contadini, i lavoratori, gli imprenditori,i cittadini, insomma tutti quelli che stanno da questa parte, liberassero i loro pensieri e li proponessero con fierezza, a dimostrare che esiste anche un’altra Italia.

domenico finiguerra
sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Milano, Italia


mercoledì 21 aprile 2010

mercoledì 14 aprile 2010

Varie

Sono reduce da un fine settimana in Friuli, dove ho raggiunto la mia dolce 3/4, grazie all'amico Aquilinux che si recava in una localita' a 18 Km da noi per un matrimonio. Lui mi ha offerto uno strappo in sardomobile, assai rapido invero, io gli ho offerto ospitalita' per dormire: una mano lava l'altra e in due si lavano il culo! :)

Comunque, la soavita' del tutto e' riassumibile in un'immagine sola:


Ritornato poi a Smogville, ho constatato l'estrema trasparenza della Chappina Challenger, che sta allegramente rifermentando in bottiglia. E' tanta l'aspettativa verso questa birra che, letto del pesce d'aprile dell'ottimo Andrea su Cronache di Birra, ho voluto regalarle un'etichetta Mikkeller-style:


Etichetta ovviamente solo virtuale, giacche' col cazzo che mi sbatto ad incollare roba sulle bottiglie, per poi dover staccare tutto da capo.

In questi giorni, poi, a parte lo scazzo in pianta stabile legato al non aver ancora piazzato la casa di Smogville, l'umore e' decisamente alto. Questo nonostante la lontananza momentanea della mia dolce signora, il cui rientro in questa poco ridente contrada e' atteso per venerdi' 23 e verra' degnamente celebrato con una bisboccia della durata di tutto il fine settimana, come minimo.

Nel frattempo si preparano grappe aromatizzate e si pedala duro, come al solito.

martedì 30 marzo 2010

Ricetta: Chappina Challenger

Ultima cotta per questa stagione, prima che la temperatura atmosferica diventi proibitiva.

Chappina Challenger

Ingredienti per 20 l a OG 1064 (~16 Plato)

Fermentabili:
  • 5 Kg di malto Maris Otter
  • 0,5 Kg di fiocchi di orzo
Luppoli:
  • 25 g di Chinook in fiori (13% AA) a 90'
  • 42 g di Challenger in plug (7% AA) a 10'
  • 42 g di Challenger in plug (7% AA) al flameout
  • 44 g di Spalter Select in fiori (3,5% AA) in dry-hopping
Lievito: Fermentis Safale US-05 secco in busta da 11g, starterizzato in 0,75 l di mosto per 24h

Caratteristiche previste:
  • FG 1014
  • ABV 6,5%
  • IBU 60
  • SRM 7
Priming con 3 g/l di zucchero di canna.

Questa birra parte da un'idea che avevo sviluppato tre anni fa: una golden ale facile facile, riproposta ogni volta con un diverso luppolo mono varieta'. Partendo quindi da Maris Otter e un po' di fiocchi d'orzo, ne ho realizzata una prima versione con Chinook, una seconda con Galena ed ora e' il turno del Challenger.

Solo che poi, siccome sono piu' volubile di qualsiasi figa al mondo, solleticato dal ricordo della Bitter&Twisted di Harviestoun che e' una delle birre che vorrei veder scendere dal rubinetto di casa, naturalmente ho stravolto le mie stesse regole, manco fossi un prescidente del consciglio qualsiasi.

Ecco che quindi, appreso dall'etichetta che la B&T impiega Challenger e Hallertauer Hersbrucker, ti pare che potessi mai frenare la mano tesa verso l'unica busta di luppolo tedesco che dal freezer mi diceva "prendimi! prendimi!"? Non e' l'Hersbrucker, ma lo Spalter Select. Ma fortunatamente siamo homebrewer e possiamo fare cio' che ci pare!

Poi e' successo che dovevo filtrare l'acqua per tempo, ma ho dimenticato di acquistare i filtri e allora treffighe. L'ho fatta con l'acqua come veniva dal rubinetto. Pero' il giorno precedente ho starterizzato la busta di lievito secco, che' una voce nella testa mi suggeriva insistentemente di farlo. Cosi' tanto per cambiare ho pure dovuto rimangiarmi la sicumera con cui, in questo articolo, pensavo d'aver compreso la ragione delle mie fermentazioni difficoltose nell'ultimo anno e mezzo.

Si', perche' questa birra ha fermentato a meraviglia, nonostante la mancata filtrazione dell'acqua, e gia' in maturazione (o "fermentazione secondaria" che dir si voglia) evidenzia una trasparenza notevole. Non da poco inoltre la resa incredibile che ho avuto, tanto che ritrovandomi con una OG di 1064 siamo piu' nel territorio delle IPA, che non in quello delle golden ale. Ma le questioni stilistiche non ci interessano granche'.

Quello che invece ci interessa un sacco e' che 'sta birra, che imbottigliero' stasera, dall'assaggio del campione del densimetro sembra sia venuta una figata. Soprattutto al naso fa paura.

Percio' gli amici sono avvisati: tra un mesetto ci si vede all'Harvey's Nest.

E... starterizzare di brutto!