lunedì 6 settembre 2010

Settembre e' il mese del ripensamento sugli anni e sull'eta'

Cosi' e' terminato agosto e con esso la stagione delle bisbocce. Tempo di rimettere il culo in carreggiata, si dice. 

Mica vero pero'. Se lo scorso mese per ovvie ragioni ci ha portato visite di un sacco di amici a distanza ravvicinata, e' altresi' assodato che molti ancora mancano all'appello e altri si ripresenteranno con una certa frequenza.

Ad ogni modo noi siamo gia' nell'ordine d'idee adatto a portare avanti i nostri compiti, pur con quella rilassatezza che ci permette di non annegare nel panico da troppe cose da fare e da consapevolezza dell'ignoranza totale in fatto di metodi e tecniche agronomiche.

Mi riferisco in particolare al fatto che, spesso e volentieri, le cose da fare in campagna si presentano tutte insieme ed anche alle inevitabili sottostime dei carichi di lavoro. Insomma: lavorare un'aiuola d'orto non e' come scrivere un programmello in PHP. Ma questo si sapeva.

L'aspetto tuttavia affascinante della cosa e' che - e anche qui ce lo si immaginava - i risultati positivi anche parziali danno una soddisfazione di tale intensita' da essere paragonabile solamente alle  delusioni che accompagneranno gli insuccessi inevitabili che ci attendiamo.

Qui possiamo esser bravi finche' si vuole (e non lo siamo manco per ampia approssimazione), ma la grandinata, le cavallette, il gelo e tutti quegli altri amabili cazzi che ravvivano la nojosa vita dell'agricoltore sono li', pronti a calare la mannaia sul tuo collo.

Pero' siamo pronti anche noi. E difatti, nonostante la tradizionale influenza di cambio stagione lo affligga da tre giorni, lo zio Harvey venerdi' scorso ha portato l'ampio didietro al mercato di San Vito e, sotto la guida esperta dell'amica L, ha selezionato qualche piantina per l'orto autunnale: cavolo cappuccio, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, cime di rapa e porri, piu' una busta di semi di radicchio di Treviso e dell'altra insalata che ora non ricordo.

Sicche' mi sono poi messo nell'ottica di lavorare un pezzetto di terra (il grosso verra' disponibile alla fine di settembre, dopo l'ultimo raccolto di medica) con un metodo desunto da varie letture. E vai con le immagini.

Dopo aver falciato le erbe, ho zappettato superficialmente le radici, come si vede, in maniera molto grossolana.

Successivamente ho lavorato (anche se dalla foto sopra si vede poco) il terreno, dissodandolo con una forca foraterra, che permette di smuovere la terra da sotto senza rivoltare le zolle.

Qui sopra, la forca foraterra, che si adopera facendola penetrare nel terreno appoggiando sul piede e col peso del corpo. Successivamente si muove in avanti per sbriciolare la terra e indietro per sollevarla, ossigenando.

A questo punto ho pacciamato l'aiuola con la stessa erba falciata e lasciata a seccare a lato. Ho depositato uno strato abbastanza spesso e uniforme.

Anche qui sopra si vede poco o un cazzo, ma ci sono le piantine messe a dimora con l'ausilio di un legno all'uopo appuntito, con il quale, nel terreno lavorato, e' agevole realizzare dei fori a misura dei panetti di terra. Una volta trapiantate e rincalzate le piantine, ho innaffiato abbondantemente con il frutto dell'ultimo attacco di shopping compulsivo: un bell'annaffiatoio di stagno da 10 L semplicemente spettacolare.

Infine ho cosparso il perimetro dell'aiuola con bentonite e cenere e piazzato un paio di trappole con la birra da sbarco per arginare l'assalto delle limacce (Arion spp.), che qui come altrove abbondano.

Ora, mentre la prima soluzione, oltre che essere scarsamente ripetibile (argilla e soprattutto cenere non devono essere cosparse nel terreno indiscriminatamente), non mi e' parsa molto efficace, la seconda, come si nota nell'angolo in basso a dx della foto sopra, e' decisamente migliore.

A primavera tuttavia, dato che le superfici coltivate aumenteranno esponenzialmente, dovro' pensare a qualche intervento di controllo piu' ad ampio raggio, ma sempre naturalmente nel segno della lotta biologica.

Ortobio, insomma.

2 commenti:

  1. Un mito lo zio H!
    Senti, ma cos'è quella pianta mezza secca che hai lasciato? Sembra una roba tipo cardo...
    Ah, a proposito: Ortobio!

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  2. ciao Harvey, saluti anche a Fabiola!
    vedo che proseguono i lavori! :-) la casetta è finita nei colori??? ciao ciao Kri

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