mercoledì 7 dicembre 2011

Tu âs cjatât chel dal formadi!

Ops! Ieri era luglio e domani sara' natale... Tante cose, in questi mesi. Vediamo di riassumere un po'.

L'orto, nonostante il voluto approccio naïf, ovvero un po' alla cazzo e senza praticamente alcun trattamento, ha prodotto in abbondanza per tutta l'estate. Molto bene i peperoni, i peperoncini piccanti, i pomodori, le patate, le cipolle, i porri, l'aglio, lo scalogno, i ravanelli, le biete da costa, le aromatiche, le zucche e gli spinaci. 

Abbastanza bene i fagiolini, i piselli, le insalate e le zucchine. Un disastro i fagioli, le melanzane, i meloni, i cocomeri e il luppolo. Insomma, considerato tutto non ci si puo' lamentare. Anche perche' i maggiori problemi sono stati cagionati da malattie fungine, che teoricamente dovrei poter contrastare attraverso l'utilizzo di prodotti fitosanitari ammessi in agricoltura biologica, come lo zolfo bagnabile e il solfato di rame (e/o poltiglia bordolese). 

Difatti sono malattie come oidio e peronospora, assieme alle cimici, le principali cause di danneggiamento delle colture in cui mi sono imbattuto quest'anno. L'approccio di cui sopra e' stato voluto ed e' risultato utile per farsi un'idea precisa della situazione, evitando di partire in quarta spruzzando roba di qua e di la' senza criterio. Per alcune colture, poi, ho completamente sbagliato i tempi.

Mi soffermo in dettaglio sul luppolo, vera spina nel cuore, dati i costi d'acquisto della materia prima e l'uso importante in cui indugio, quando faccio birra. Partito alla grande, con notevole vigoria, in agosto e' stato colpito da peronospora sulle foglie e sulle infiorescenze di tutte le varieta' (Mittelfrüh, Hersbrucker, Magnum, Fuggle, Challenger, Columbus e Cascade), ma con intensita' differente. Molto male in questo le varieta' americane. Bene, l'anno prossimo mi premurero' con il solfato di rame, nello stesso modo in cui si procede con la vite.

L'estate in generale e' comunque trascorsa piacevolmente, in compagnia dei tanti amici che non mancano mai di farci visita.

Con l'arrivo dell'autunno, sono tornato a fare birra a manetta e per ora ho in consumo una harvest IPA, fatta con il poco luppolo coltivato che sono riuscito a salvare. Devo dire che, nonostante la fermentazione non proprio vivace e l'intensita' olfattiva inferiore alle aspettative, la birra si lascia bere piacevolmente.

Quasi terminata e' la rifermentazione in bottiglia (e fustino) della Fabyola Blond, della quale ho dry-hoppato pazzamente mezza cotta, i 20 litri da mescere alla festa di compleanno della mia amata 3/4. Infine, aspettando di schiaffare e dimenticare in cantina i 35 litri di "Brovade da bevi - La bire da muset", settimana prossima si va per una bella pale ale col Columbus. 

Fondamentale e' strutturare una produzione che copra totalmente il fabbisogno, dato che, se ti piace bere birra di un certo livello, o disponi di una situazione economica all'altezza oppure la birra te la devi fare da solo. Anche qui infatti, la gioia di trovare in un pub la birra "x" alla spina viene subito azzoppata dai 6 euro a pinta. 

Per non parlare del prodotto in bottiglia, che non ha nemmeno servizio, refrigerazione e, fondamentale, la possibilita' di contestare all'istante eventuali pecche. In un supermercato di qui, per dire, fa bella mostra una selezione di birre di qualita', alcune belghe e altre italiche. Se un classicone belga da comprare ad occhi chiusi ti viene via per un prezzo decente (5 neuri la 75 cl, diciamo), sei differenti birre  artigianali italiane, di due noti microbirrifici, tutte tra i 12 e i 16 plato, rivaleggiano in costo col Ramandolo, due scaffali piu' in la'.

Ora, in tutta sincerita' pure un fanatico della birra come me, ma con un briciolo d'amor proprio, non avra' dubbi: scelgo il Ramandolo constatando che con una boccia in due ci tiri la serata, colla birra ci tiri quanto? Un quarto d'ora? 

E quando leggi negli e-commerce dei birrifici, in calce ad una lista di bottiglie da  10 euro l'una, l'invito a "bere responsabilmente"? Dai, troppo ridere!

Ma veniamo ad una bella novita' che da tempo giaceva nel mondo delle idee ed e' finalmente divenuta realta': il formaggio fatto in casa! Ingredienti: un distributore di latte crudo che il venerdi' fa meta' prezzo, un giovane e grande casaro prodigo di consigli e, tutto sommato, pochissimo sbattimento.

Una bella collezione di immagini, dopo tante parole.

4 litri di latte in pentola

Riscaldamento a 37°C

Aggiunta del caglio e dell'innesto

Raccolta nella fascella della cagliata rotta in tocchi

Stufatura e scolatura del siero

A sx, la forma da stagionare. A dx, quella stagionata 30 gg

Assaggio

Accompagnamento con un'ottima Dulle Trudy!

Naturalmente, il primo esemplare fa abbastanza cagare: pur di buon sapore, ha consistenza dura, quasi gessosa e la superfice crepata e' indice che qualcosa non e' stata fatta a dovere. E qui il buon  casaro mi ha subito indicato come effettuare a regola d'arte il lattoinnesto.

Ora abbiamo una formaggella quasi a puntino e una appena fatta. Pian piano ci faremo le ossa, anche se come succede per gli homebrewer in erba avremmo voglia di fare cose incredibili gia' da subito. Le mozzarelle, gli erborinati... Ma cazzo, ci vuole pazienza, studio e pratica!

Intanto oggi Fabiola dovrebbe venire a casa con un tot di pancetta di maiale appena macellata  e sale per fare la pancetta  steccata. Zio V, sei pronto alla sfida della pancetta steccata a colazione? :)

Adesso vi saluto, che ci ho da fare...

domenica 3 luglio 2011

Tazzuya

"E' una giornata intera che stiamo bevendo".
"Si', e' vero".

La scorsa settimana lo zio V e' finalmente tornato a trovarci e, nonostante il viaggio in treno, e' giunto carico di birre che difficilmente avrei potuto assaggiare qui in terra di frontiera. Cosa per cui gli sono immensamente grato. Si trattava di una carrellata delle creazioni del birrificio Extraomnes (Blond, Zest, Saison, Bruin e Tripel), di cui tanti dicono gran bene. E devo dire che le aspettative non sono state tradite: grandi birre, veramente fatte bene e di gran carattere. Le mie preferite: la Blond e la Tripel.

Inoltre, una Madamin del birrificio Loverbeer, che pero' non mi ha proprio conquistato: era acida. :) No, vabbe', magari avra' patito il viaggio, ma in generale se dovessi scegliere tra una Rodenbach Grand Cru e questa, sceglierei la prima senza dubbio. E' una questione di eleganza, pulizia e bilanciamento di gusti, oltre che del fatto che la Rodenbach mi dicono costi un filino meno. ;)  

In quanto alle nostre birre, noialtri birrificatori casalinghi abbiamo esibito: Nello's Stout in fustino, Cutie Trudie Simcoe (summer ale), Fabyola Blond V (Styrian Goldings) e VI (Nelson Sauvin in sordina+Hersbrucker come se non ci fosse un domani), Fripp the Hutt INperial Porter (powered by Amarillo), Sid Micious (clone Duvelbelgian strong golden ale), Dulle Trudy (belgian strong ale, umile quanto indegno omaggio al grande Kris Herteleer), sidro di pere (very wild) e mead 2010.

Stout bomb!

Il fustino di stout, che ci ha accompagnato per due giorni, l'ho trovato in questo stato in cantina. La fermentazione operata dal Wyeast Irish Ale #1084, dopo essersi bloccata un pelo troppo presto, ha ripreso nel fusto, producendo una pressione tale da deformarne il fondo. Trasportarlo dalla cantina alla fontana e' stato da brivido: gia' mi vedevo crivellato da pezzi di latta, in un lago di stout e sangue. Ah, le gioie dell'homebrewing!

Spillatura della stout

Comunque, dopo una doverosa sgasatura e con un po' di pazienza, siamo riusciti a spillare meglio di quanto temessi e alla fine la birra era decente.



Comunque, a parte questa piccola parentesi di folklore birrario, credo che lo zio V abbia potuto apprezzare gli sforzi brassicoli del sottoscritto, come pure la grigliata di pollo e salsiccia che abbiamo allestito domenica.

Pollo e pulenda sulla griglia

Salsiccia guarnita d'aromatiche

In particolare, la salsiccia e' stata giustamente bombata con le aromatiche che amorevolmente coltivo. Nella fattispecie, ci ho ficcato rosmarino, salvia, aneto, menta, melissa e alloro. Ma, porcatroia, ho dimenticato la santoreggia. Peccato.

In quanto al titolo del post, e' il parto del brainstorming di cazzate, fisiologicamente conseguente all'abuso d'alcole: e' Tazzuya, l'eroe giappo che tazza e basta.

Grazie di tutto, zio V. Ti aspettiamo ad agosto!

giovedì 2 giugno 2011

La dura vita del neo-contadino non e' priva di soddisfazioni

Era da un po' che non scrivevo nulla, ma dopo la visita dell'amico Bruto e i conseguenti tre giorni in stile "weekend della salute", trovo finalmente l'ispirazione ed il tempo per raccontare come va.

Il fatto e' che in tutta franchezza lo stare col computer davanti mi provoca un po' d'insofferenza, mentre le foto che scatto ai miei prodigi ortofrutticoli dopo un giorno sono gia' obsolete. Comunque, eccoci.

L'orto procede a ritmi paurosi: siamo ormai a giugno, quando tutto nasce e tutto cresce. Le patate, gia' rincalzate, fioriscono ch'e' una bellezza.

Patate

Mentre nelle varie aiuole, correggendo man mano gli errori e riseminando cio' che e' andato perduto, gli ortaggi prendono forma.

Aiuola con fragole, cipolle di Tropea, rucola, borragine e basilico

In questo periodo, di nostro, stiamo mangiando insalata, rucola, borragine, ravanelli e biete da costa in quantita'. Ma abbiamo in cantiere cetrioli, pomodori, peperoni e peperoncini, zucchini, melanzane, fagioli e fagiolini, biete rosse, lattughe, cicoria e catalogna. Piu' porri, aglio e scalogno.

Borragine e rucola

Praticamente gia' da ora, pur avendo tardato con la semina di diverse cose, posso evitare di comprare gran parte della verdura e tra poco pure della frutta. Questo da un lato e' un ulteriore pezzo del puzzle dell'autosufficienza, dall'altro ci permette di gustare dei prodotti che sono impareggiabilmente piu' buoni di quelli in commercio, oltre che piu' sani dato che non utilizziamo veleni o fertilizzanti di sintesi.

Incrociando le dita, per ora le avversita' parassitarie o patologiche si sono manifestate marginalmente e quasi mai in misura letale per le colture. Le limacce restano l'agente distruttivo di maggior impatto, ma le esche a base di fosfato ferrico, inerte per altre specie (mai metaldeide!), sembrano in grado di contenere il fenomeno. E l'aiuola delle aromatiche ringrazia.

Aiuola a spirale delle aromatiche

L'aiuola qui sopra e' per me fonte di gioia infinita. La foto, scattata la settimana scorsa, gia' non le rende giustizia. 

Basilico

Col basilico, che cresce anch'esso im maniera impressionante, abbiamo gia' fatto un ottimo pesto con cui abbiamo condito degli spaghetti di semola di grano duro che ho fatto io. Uno sballo.

Zucca

Davvero, non ci si crede ai ritmi di crescita delle piante in questa stagione: la zucca qui sopra si allunga di una spanna al giorno!

Ma se c'e' una pianta che in fatto di ritmi di crescita non teme rivali, questa e' il luppolo.

Luppolo

Nel ramo birrificazione, ho chiuso la stagione imbottigliando l'ultima birra il 24 maggio. Stagione che conta 11 cotte, per un totale di circa 300 litri prodotti, ed un livello qualitativo pienamente soddisfacente, nonche' una varieta' di stili tale da non annoiarsi affatto.

Posso quindi affermare di aver pienamente centrato l'obiettivo dell'autosufficienza birraria: buona birra in quantita' e varieta' soddisfacenti, ad un costo ridicolo (escludendo lo sbattimento, che per me e' un piacere, ovviamente). Niente male per uno che spendeva duecento sacchi in birra ogni mese!

Propositi per la prossima stagione: meno cotte da 25 litri, piu' cotte da 40 e limare ulteriormente i costi, vedi coltivazione del luppolo, che costa un'ira d'iddio... E, certamente, un paio di birre a fermentazione mista o spontanea.

Bella li'.

domenica 3 aprile 2011

Lavori di primavera

Era un po' che non scrivevo, ma d'altronde o scrivo cazzate sul web o faccio i miei lavori, non vi e' alternativa.

La primavera e' arrivata come un treno in corsa e tutti i lavori di avvio delle colture non mi lasciano molto tempo per fare altro, incluse le opere di sistemazione di tutto il casino che ho in giro, le recinzioni ed un altro miliardo d'altre robe. Ma in fondo lo sapevo e non mi cruccio piu' di tanto: quello che si puo' rimandare si fara' piu' avanti e stop.

Domani tuttavia mi sono preso la giornata per fare della birra. ;)

Dicevo della primavera: sembrerebbe una banalita', ma a differenza di Smogville, qui il cambio della stagione si vede davvero e persino si annusa e si tocca. E' davvero pazzesco ed esaltante osservare le piante che hai messo a dimora buttare gemme e fiori. Pure quelle che - con la delicatezza di un apprendista fabbro - ho estirpato dall'ombra del noce per porle in pieno sole.

Ciliegio in fiore

Ciliegio "Bigarreau moreau" con gemme


Gran parte del tempo lo passo nell'orto che sto allestendo ex novo in una striscia  di terreno a lato di Orto Rotondo, che l'amico L ha avuto la bonta' di lavorarmi con l'aratro ripuntatore attaccato al trattorino. Si', perche', per quanto io possa dirmi contrario alle lavorazioni invasive, ho dovuto convenire che almeno l'avvio dei lotti di coltura, dopo anni di compattamenti del terreno, non possa essere effettuato a mano. Del resto anche il Mollison stesso invita a non talebanizzarsi eccessivamente e ad adottare anche tecniche non proprio ortodosse quando queste servano da incipit a quelle piu' sane.

E cosi' sia. Dal prossimo autunno, col terreno bello sciolto, potro' cominciare con le lavorazioni gentili fatte con la forca e con le sovrapposizioni di compost.

Per ora nell'orto sto utilizzando una serie di tecniche di semina diverse per potermi poi rendere conto di quali siano piu' valide. L'aiuola qui sotto e' stata lavorata e poi pacciamata interamente con carta di giornale e macinato di sfalci di potature. Successivamente sono state aperte delle file dove ho seminato prezzemolo, ravanelli, cipolle, carote, cicoria da cespo e catalogna, lattuga e biete da costa. In testa ed in coda ho seminato del tagete, che controlla il proliferare di nematodi nocivi, funge da esca per le limacce e con il suo odore confonde gli insetti dannosi.

Aiuola pacciamata di ortaggi in consociazione

Quando spunteranno le piantine, provvedero' al loro diradamento ed alla chiusura della pacciamatura intorno ad esse.

L'aiuola sotto ospita le fragole, e la pacciamatura e' stata fatta con giornali e paglia. Successivamente allo scatto della foto, sono state messe a dimora piantine di cipolla e seminati rucola, borragine e basilico, intermezzati da altre cipolle.

Piantine di fragole

In fondo all'orto ho posto la piantagione di luppolo con sette varieta': Mittelfrüh, Hersbrucker, Magnum, Fuggle, Challenger, Columbus e Cascade. Gia' in cinque hanno cominciato a buttare i germogli. Presto dovro' pensare a tirar su i tralicci.

Luppoleto

Sull'altro lato ho seminato le patate. Trenta metri quadri dovrebbero bastare, ma vedremo.

Piantagione di patate

Orto Rotondo, di cui non ho piu' parlato, ci sta dando grandi soddisfazioni: lattuga alta 20 cm, radicchio verde e carnoso e spinaci novelli in quantita' che vanno ben oltre quello che fisicamente potremmo consumare. Niente male per un orto buttato li' alla cazzo durante l'autunno.

Savana di lattuga

Radicchio verde

Tutto questo e' per me fonte di doppia soddisfazione. A parte quella ovvia di mangiare quello che io stesso produco, anche il fatto di vedere lattughe e radicchi sui banchi a 5 euro al Kg mi fa (finalmente) sorridere. Gli spinaci, poi, erano anni che non ne mangiavo di crudi.

Ho anche posto a dimora delle piantine di piccoli frutti: lamponi, uva spina, ribes e mirtilli.

Uva spina e ribes

Lamponeto (area ex-Ortobio)

Dulcis in fundo, per unire estetica, utilita' e produzioni ortofrutticole, ho realizzato di fronte a casa un pergolato ed una aiuola a spirale per le piante aromatiche, che vado via via seminando e mettendo a dimora. Sul pergolato si arrampicheranno le viti da tavola, le zucche, i piselli ed i fagioli rampicanti, mentre la spirale ospitera' rosmarino, salvia, dragoncello, aneto, timo, coriandolo, erba cipollina, camomilla, prezzemolo, melissa, tagete e menta piperita.

Pergolato con viti da tavola

Spirale delle aromatiche

Bene, questo e' piu' o meno quanto ha combinato lo zio Harvey in questo periodo di silenzio, anche se la situazione si evolve di continuo e si e' gia' evoluta nel periodo dallo scatto di queste immagini alla stesura di questo post.

Ora vi saluto e vado a seminare i pomodori.

giovedì 24 febbraio 2011

Brewing the Nello's Stout

Ieri finalmente, dopo uno stop dovuto alle temperature troppo basse per fermentare, ho ripreso a birrificare. Nel frattempo ero stato a ritirare la scorta di materie prime, per la prima volta personalmente, dal mio fornitore ed ho potuto vedere la sede, un tantino in stile aziendal-gelido, ma nella quale aleggia un profumo di malto accattivante.

Comunque, stavolta ho voluto cimentarmi con una birra che, proprio per la evidente semplicita' della ricetta, non e' affatto facile da fare bene. Ad esempio, non ci sono epiche cariolate di luppolo a coprire eventuali difetti.

Quello che ho pensato di fare e' una via di mezzo tra dry e oatmeal stout, ovvero una dry stout con un po' di avena a ingrassare un po' il palato. Quello che cerco e' l'effetto Guinness, di certo non facile da trovare, e percio' questa birra l'ho dedicata al mio amico Nello, incrollabile tracannatore del petrolio dublinese e compagno di mille bevute e pure di qualche indimenticabile viaggio in moto.

Ecco la ricetta.

Nello's Stout (II versione)

Ingredienti per 25 l a OG 1042 (10,5 Plato)

Fermentabili:
  • 3,8 Kg di malto Maris Otter
  • 1 Kg di Roasted Barley
  • 0,5 Kg di fiocchi di avena
Luppoli:
  • 20 g di Hallertauer Magnum in pellets (16% AA) a 75'
Lievito: liquido, Wyeast #1084 - Irish Ale in busta da 125 ml.

Caratteristiche previste:
  • FG 1009
  • ABV 4.4%
  • IBU 45
  • SRM 39
Carbonazione con 3 g/l di zucchero di canna.

Allora, il processo produttivo e' andato fin troppo bene, nel senso che, nonostante la filtrazione piuttosto spinta in velocita' e non riuscendo ancora a padroneggiare la perdita d'acqua in bollitura sui 25 litri di target, per via del pentolone enorme e del bruciatore potente, me ne sono uscito con 2 o 3 litri di mosto in eccesso. Il quale, non trovando posto nel fermentatore, gia' stipato a 25 litri, e' andato ad ingrassare i vermi, letteralmente. 

La ricetta qua sopra e' stata corretta di conseguenza, sottraendo un tot di malto pale per bilanciare il rapporto quantita'/OG su valori piu' equi. Il motivo per cui ho fatto 25 litri e non 40 e' dato dal fatto che mi sono accorto in extremis di non avere abbastanza roast. E vabbe'.

Ora il mosto e' li' che fermenta lento e costante con 16°C ambientali e grazie al cazzo, che' altrimenti, se fermentasse furiosamente, mi sbrofferebbe schiuma in giro per il soggiorno.

Nelli', tu non hai sete?

martedì 8 febbraio 2011

L'impianto del frutteto

Un altro bel lavorone impegnativo e' stato ultimato in un batter di ciglia. Piu' o meno.

Difatti, prima che la primavera riportasse le nostre amiche piante in fase vegetativa, avevamo da acquistare e mettere a dimora gli alberi da frutto. La scelta non poteva che andare sulle varieta' antiche e possibilmente rustiche, scelta che consideravamo basilare per ottenere un frutteto a bassa manutenzione.

Cio', nei nostri piani, si traduce in minor lavoro e minori costi, perche' le piante sono date per piu' resistenti alle malattie ed ai parassiti.

Non avendo molto tempo per ricercare localmente vivai specializzati in piante antiche, dato che qua la comunicazione via internet non e' molto avanzata, abbiamo contattato un vivaio della provincia fiorentina che, dopo averci suggerito per ciascun frutto le cultivar piu' adeguate per la nostra zona climatica, ci ha spedito le piante via corriere in breve tempo. 

Per la cronaca, il riferimento e' stato recuperato sulla rivista "Vita in campagna", alla quale mi sono abbonato tre anni or sono, grazie al suggerimento dello zio Norman, che  non finiro' mai di ringraziare. 

I frutti acqistati sono stati i seguenti: 
  • melo: Zeuca, Renetta grigia;
  • pero: Butirra, Madernassa;
  • pesco: Regina di Londa, Platicarpa gialla;
  • albicocco: Reale, Pisana (unica varieta' moderna);
  • susino: Claudina, Coscia di monaca;
  • ciliegio: Bigarreau moreau, Cornetta;
  • fico: Dottato;
  • kaki: Tipo.
Per la messa a dimora delle piante a radice nuda ho provveduto a scavare le buche di almeno 50 cm3, anche se e' consigliato almeno di 70 cm3, se non addirittura la buca professionale di 1 m3. 
    Sullo sfondo si puo' notare il nuovo orto ottagonale a cassone per la pacciamatura a tappeto, sul quale mi soffermero' piu' avanti, quando avro' deciso come procedere. (si', ci sono cazzi, ma perche' sono un megalomane io)

    La terra scavata e' stata poi sminuzzata per permettere alle radici uno sviluppo piu' agevole.

    Non ho invece ritenuto necessario formare uno strato drenante, ne' di concimare, dato che il terreno si presentava ghiaioso sul fondo della buca e scuro e popolato di numerosi lombrichi negli strati piu' superficiali. Oh, se ho fatto una cazzata almeno avro' imparato qualcosa. Se invece funziona e' grasso che cola.

    Ecco infine una delle piante finalmente messa a dimora, col suo bel tutore di bamboo. Teoricamente, se tutto va bene, tra un paio d'anni dovrebbero cominciare a fruttificare.

    C'e' da dire che con qualcosa come 25 piante da frutto, sempre che attecchiscano tutte quelle nuove e ricollocate, dovremmo essere a posto per un po' e avere risorse anche per una eventuale futura attivita' di vendita.

    E adesso sotto a chi tocca! (ortaggi, viti, luppolo, pollaio, ...)

    giovedì 27 gennaio 2011

    La pancetta steccata dello Zio

    Non si puo' non scrivere un cazzo riguardo alla pancetta steccata dello Zio. Eccola qui, in tutto il suo splendore:

     
    Difatti oggi era il giorno della dissalatura, speziatura, steccatura e appenditura. Era ieri, veramente, ma treffighe. E' talmente meraviglioso, questo piccolo tocco di carne suina, che mi ha stregato il cuoooor!

    E cosi', sorseggiando Stille Nacht 2010, dopo aver completato l'opera ho pensato bene di esibirne le prove della magnificenza.

    Insomma, lo Zio ha preso alla Coop una pancetta fresca e, piegatala in due, ficcandoci in mezzo l'alloro, e fermatane l'estremita' doppia con doppia razione di stuzzicadente ligneo, l'ha infilata in una terrina profonda nel sale misto tra fino e grossolano.

    Raccomandandosi poi di estrarre la pancetta dal sale dopo 15 giorni, ha preparato una mistura di spezie e aromi, che potra' senz'altro variare a seconda dei gusti di ciascuno. Con tale miscela ho asperso la pancetta, una volta mondato il sale con una spazzola e, frappostala fra due tavolette di legno grezzo, l'ho legata alla maniera dei veri duri. 

    Grazie Zio per avermi insegnato la tennica della legatura. E' la figata totale. No, davvero, io che temevo involtini e arrosti perche' a legare un cazzo d'involtino ci mettevo tre quarti d'ora. Eppure era davvero semplice...

     
    Ora la bambina riposera' per minimo altri 15 giorni e poi si assaggia.

    Tutto questo e' importante, perche' segna per me l'ingresso nell'Era della Salumificazione, che si perfezionera', ad esempio nella prossima sessione di cui mi fara' partecipe l'amico R nei prossimi giorni.  Grande.

    Proprio ora si parlava di prendere domani un pezzo di pancetta e provare noi. E poi anche la carne salada, anch'essa preparata dallo Zio, ch'e' svanita prima che potessi scriverne. :)

     
    ¡Que rico!